Tre punti d’oro in un contesto di desolazione presso lo stadio Olimpico Grande Torino. Finalmente, ecco il Toro rinato, nonostante il pubblico quasi fantasma. A trascinare la squadra verso questa miracolosa vittoria, per di più alla prima da allenatore di Roberto D’Aversa, è quella che il suo predecessore, Baroni, aveva snobbato per 26 giornate di campionato: la coppia d’attacco Simeone-Zapata. Risultato finale, un delizioso 2-0 ai danni della Lazio, non certo nelle sue migliori forme.
La Lazio, infatti, non solo conferma il suo fastidioso mal di trasferta – l’ultima vittoria fuori casa risaliva ormai a inizio anno contro il Verona –, ma manifesta anche l’interminabile crisi della squadra di Maurizio Sarri. Sempre più lontana dalla zona Europa in campionato, ora si aggrappa alla Coppa Italia come a un salvagente per salvare una stagione che rischia seriamente di passare agli annali come un fallimento. Mercoledì, infatti, c’è la semifinale di andata contro l’Atalanta, e lì forse qualcosa potrà ancora cambiare.
Per il Torino, invece, questo successo rappresenta un passo fondamentale nella lotta per la salvezza. E sì, sorprendentemente ci voleva proprio un cambio in corsa, che D’Aversa ha saggiamente adottato subito – peccato che Baroni non ci avesse pensato prima – visto il repentino scatto di una squadra che ha improvvisamente tirato fuori gambe e voglia di correre. Ecco un messaggio chiaro sia per mister che per una piazza che, ovviamente, non si degna nemmeno di riempire lo stadio: appena 5.000 spettatori, uno spaccato desolante per un match di Serie A.
Roberto D’Aversa riparte con un audace 3-4-2-1 e introduce ben tre cambi rispetto alla disfatta subita a Genova proprio sotto la gestione Baroni. Ma il colpo grosso arriva subito: la coppia d’attacco Zapata-Simeone, quella forse più forte sulla carta per i granata, va in campo senza indugi. Il Cholito, schierato un paio di metri più dietro del solito e affiancato da Vlasic, si trova subito all’opera. Nei primi 15 minuti, due occasioni: prima un tiro smorzato dentro l’area che finisce depresso sulle gambe di un difensore, poi un quasi-tiro-cross che si perde nel nulla. Insomma, sembra proprio la punta sbiadita di questi ultimi mesi, che litiga col pallone e sembra aver smarrito la forma smagliante di un tempo.
Ma come spesso succede nel teatro del calcio, la Lazio gli porta fortuna. Al 21’, con un pizzico di fortuna, Simeone sblocca la partita ribadendo in rete un tiro di Zapata respinto malamente da Romagnoli. Ecco finalmente il sesto gol stagionale del Cholito, che non festeggiava un gol da quella prima partita del 2026 contro il Verona. E poi, ciliegina sulla torta, è l’undicesimo gol segnato proprio contro i biancocelesti, la squadra più ovviamente presa di mira nella sua carriera.
Non pago, l’argentino prova a ripetersi a quattro minuti dal primo gol tentando un tiro da fuori area che però viene disinnescato da un intervento da applausi del portiere Provedel, che preferisce rifugiarsi in calcio d’angolo. La Lazio, imbranata ma tenace, tenta una timida reazione: la palla pericola arriva grazie a Belahyane, che a pochi metri dalla porta calcia a botta sicura, solo per vedere il portiere granata Coco ergersi a salvatore della patria e sventare quello che sembrava un gol da settimane in programmazione.
Prima della fine del primo tempo ci prova ancora Simeone a incidere, girando al volo un cross di Lazaro, ma il suo pallone addomesticato finisce nelle braccia di Provedel. Ci si aspetterebbe una Lazio rabbiosa e carica alla ripresa, ma stranamente il copione cambia.
Nel secondo tempo, il Toro segna il secondo gol con l’altra stella d’attacco, il vecchio capitano Zapata. Dopo soli 8 minuti, Duvan gira di testa un perfetto cross di Obrador, battendo senza pietà il portiere biancoceleste e facendo salire il risultato sul 2-0, un distacco rassicurante per i granata e per il loro nuovo allenatore.
D’Aversa non si accontenta: toglie Obrador per far esordire nel 2026 Nkounkou e rilancia Casadei al posto di Zapata, segno che al fondo del barile bisogna sempre raschiare.
Nel finale, grande protagonista è anche il portiere Paleari, che compie un intervento d’istinto su un colpo di testa di Romagnoli, ricordando a tutti che anche in difesa bisogna sudare sangue per tenere vivo il sogno salvezza.
Il Torino torna finalmente a vincere dopo un mese di astinenza, ma la festicciola è più fredda del solito, perché niente e nessuno sembra placare la contestazione che aleggia attorno a un ambiente più che mai esigente e insoddisfatto.



