Ecco un invito dolcissimo e decisamente pratico: Lars Aagaard, ministro danese per il clima, l’energia e i servizi pubblici, consiglia ai cittadini della pacifica Danimarca di smettere di usare energia e abbandonare le automobili. Tutto merito del conflitto senza fine tra Stati Uniti e Iran, che ha fatto schizzare alle stelle il prezzo del petrolio. Un vero spasso, insomma.
Secondo il buon Lars, che ha avuto la brillante idea di esprimersi davanti ai microfoni della emittente locale DR, la soluzione è semplice: “Se non è strettamente necessario guidare, non fatelo.” Tradotto dal politichese: risparmiate energia, meglio se smettete proprio di respirare, ci fa più comodo.
Le due perle del suo ragionamento sono poi un capolavoro di plausibilità: primo, i risparmi in bolletta – perché in fondo chi non ha voglia di rinunciare all’auto, magari rinunciando pure allo stipendio? Secondo, allungare le riserve di petrolio danese. Sì, certo, facciamo tutti la danza del risparmio e magicamente le riserve si moltiplicano.
Allarme petrolio: un copione che si ripete
Non solo Danimarca, ovviamente, si arrende alla nuova crisi energetica scatenata dal grande teatro mediorientale. Nel Regno Unito, le associazioni di automobilisti, chiaramente preoccupate più da traffico e carburante che da politiche energetiche, invitano a “tagliare i viaggi non essenziali” e ad adottare uno stile di guida più attento. In Vietnam, il ministero dell’industria e del commercio addirittura sprona le aziende a spedire i dipendenti a lavorare da casa, giusto per risparmiare qualche chilometro di benzina e un po’ di elettricità per l’aria condizionata. Nel frattempo, nelle Filippine, hanno pensato bene di introdurre una settimana lavorativa di sole quattro giornate nei rami esecutivi, così, giusto per non consumare troppa energia.
Nel bel mezzo di questa cornice da apocalisse petrolifera, i timori per un’impennata dei prezzi restano a livelli stratosferici, soprattutto perché le spedizioni di greggio attraverso lo «Stretto di Hormuz» si sono bloccate a causa delle minacce iraniane. La chiusura del passaggio rischia di far schizzare i costi di tutto, dalla benzina ai pomodori del supermercato. Da manuale: solo ieri i prezzi del petrolio sono saliti oltre l’8%, superando i 100 dollari al barile. Il West Texas Intermediate ha incassato un +4,6%, raggiungendo i 91 dollari, mentre il benchmark globale Brent ha flirtato con una crescita del 5%, posizionandosi a 96 dollari.
L’eroica risposta globale: petrolio gratis, ma con moderazione
Per calmare gli animi da crisi epocale, l’ormai onnipresente International Energy Agency, cioè l’agenzia che riunisce 32 paesi tra Europa, Nord America e Asia nordorientale, ha deciso di rilasciare un bel gruzzoletto di 400 milioni di barili dalle riserve comuni, naturalmente in modo calibrato e solo per la durata necessaria. E come bonus, gli Stati Uniti si sono anche offerti di svuotare la loro Strategic Petroleum Reserve liberando 172 milioni di barili, spedizioni che partiranno la prossima settimana e dureranno circa 120 giorni. Insomma, la solidarietà a colpi di petrolio, il carburante dell’amicizia internazionale.
In sostanza, tra una limitazione sui consumi, qualche preghiera per la pace e i miracoli del libero mercato, ci aspetta un futuro brillante con bollette salate, code al distributore e viaggi a piedi, meglio se con l’ombrello in mano per non affaticare troppe risorse energetiche inutilmente.



