Da inversione a U a giro a W passando per ciambelle: l’arte della follia su quattro ruote

Da inversione a U a giro a W passando per ciambelle: l’arte della follia su quattro ruote

Se la politica fosse una danza, il Partito Laburista britannico starebbe evidentemente seguendo un corso accelerato per imparare a ballare senza pestarsi i piedi. Il primo ministro Keir Starmer e la ministra delle Finanze Rachel Reeves sembrano più impegnati in una coreografia di quattro piedi sinistri che in una performance armoniosa.

Tutto è cominciato con un audace e ambizioso tentativo di tradire la promessa elettorale di non aumentare le tasse sul reddito, giustificato dalla necessità di colmare un buco nero da 30 miliardi di sterline (circa 39,4 miliardi di dollari). Sarebbe stato un colpo di scena degno di nota, se non fosse stato immediatamente smentito con una giravolta degna di un ballerino d’Opera di poca esperienza.

Sì, avete capito bene: invece di un aumento diretto e netto, hanno optato per un menù vasto e confuso di piccole imposte variopinte e soglie fiscali congelate. Insomma, una robetta da poco, quel tanto che basta a far sembrare tutto più equo e sostenibile, ma concretamente più nebuloso e diluito.

Quando una retromarcia non è mai una semplice retromarcia

Ora, chiamiamole retromarce – e non quelle carine e compatte che vedete a scuola guida. Ben due retromarce di fila: prima quella sull’aumento delle tasse sul reddito, poi quella sul cosiddetto “exit tax”, destinata ai ricchi britannici che, nel disperato tentativo di fuggire dall’inesorabile morsa fiscale, avevano progettato di lasciare il paese.

Se “retromarcia” vi suona banale, che ne dite di “O-turn” o “giro completo” – tipo un girotondo che ti riporta esattamente dove eri all’inizio? No, no, la traiettoria di Reeves è molto più elaborata, quasi fosse una coreografia moderna che si muove avanti, indietro e di lato, sul filo sottile dell’indecisione politica.

Quindi, forse si tratta di una “W-mossa”, un elegante zigzag di intenzioni, una scarabocchiatura fiscale tracciata qua e là sulla mappa di un governo in evidente crisi di identità. Ma un semplice grafema può davvero cogliere tutta questa confusione? Uh, spoiler: no, affatto.

Non una semplice inversione di rotta, ma un tripudio di contraddizioni

Reeves non si è limitata a ritrattare le sue posizioni: ha fatto un vero e proprio giro di valzer, con piroette e giravolte imprevedibili, cospargendo la sua strategia di dolcetti per tutte le fazioni interessate.

Da un lato, riecheggia la ferrea risolutezza di una Margaret Thatcher, con frasi ad effetto tipo “scelte difficili” e l’immancabile chiamata alla responsabilità condivisa: “tutti devono fare la loro parte”. Dall’altro, si passa all’ineffabile promessa di “un bilancio per la crescita, con l’equità al centro”, che suona bene, ma in gergo politico significa rinviare gli aumenti fiscali vistosi in favore di congelamenti subdoli di soglie e nuove imposte su giochi d’azzardo e microtasse varie.

Non più una semplice linea retta, bensì una spirale che avvolge il tutto in un gioco di rimandi e ambiguità: la politica della confusione suprema.

Il fantastico, inquietante girotondo della politica fiscale britannica

Dunque dimenticatevi la “U-turn”, la “O-turn” o la “W-turn”. Non è niente di tutto ciò. Rachel Reeves e il suo entourage stanno eseguendo quello che va definito come un vero e proprio “girotondo a ciambella”. Un cerchio brillante, lucido, attorno al quale ruotare sembra quasi un gioco, se non fosse che al centro si apre un enorme buco nero – quello che lascia investitori e mercati decisamente sconcertati e nauseati.

Gli equilibri fiscali nel Regno Unito si complicano così in modo sorprendente, una girandola di proposte che solo nella loro indecisione e ipocrisia trovano una coerenza tutta loro. Dopotutto, quale modo migliore di gestire un deficit spaventoso se non quello di restare sempre sul bordo, facendo finta di avanzare mentre si gira in tondo?

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