Sta montando un vero e proprio mistero degno di un romanzo d’azione intorno alla figura di Cristiano Ronaldo. A 41 anni, il nostro eroe calcistico avrebbe deciso, chissà perché, di prendere il largo dall’Arabia Saudita, proprio mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran fanno scintille nel Medio Oriente. Ovviamente, stiamo parlando di una fuga decisa dal campione e dalla sua numerosa famiglia — compresa la moglie Georgina Rodriguez e i loro cinque figli — con destinazione la ben più tranquilla Spagna, perché nulla dice “sicurezza” come un volo da Riad a Madrid.
Gli amanti del gossip e degli scandali internazionali hanno fiutato la cosa grazie a un piccolo dettaglio: il jet privato di Ronaldo, monitorato con spasmodica attenzione dal portale Flightradar24, avrebbe abbandonato la penisola arabica per atterrare proprio a Madrid-Barajas. Sorvolando niente meno che l’Egitto, e poi planando placidamente sul Mediterraneo, il velivolo da 70 milioni di euro, capace di ospitare fino a 19 persone, ha condotto la famiglia del campione verso lidi meno “pericolosi”.
Ma la notizia non finisce qui: Georgina Rodriguez — evidentemente offesa da qualche sguardo indiscreto o forse semplicemente amante dello shopping super-veloce — aveva già usato questo jet, pardonne, jet sfarzoso, per arrivare a Milano durante la settimana della moda. Insomma, tra aggressioni politiche e fashion week, volare in jet privato sembra la nuova normalità, purché tu sia, beh, Cristiano Ronaldo.
Curioso è anche il tempismo dei post social del calciatore: l’ultimo aggiornamento, risalente a soli due giorni fa, ci regala la perla di saggezza sportiva “Continuiamo a crescere insieme! Vittoria importante!”. Un messaggio nobile e ispirato, almeno finché non si scopre che parla della sua attuale squadra, Al Nassr, leader indiscusso della Saudi Pro League, reduce da un trionfo sul campo contro l’Al Fayha.
Nonostante l’atmosfera da film d’azione che si respira nella regione, con attacchi diplomatici e scenari da thriller, le partite proseguono. Giovedì prossimo sono previste due sfide, mentre sabato 7 marzo il nostro Cristiano dovrebbe scendere in campo contro il Neom SC. Ma, ahimè, la vita reale raramente segue la sceneggiatura ideale: intanto, la famiglia è già in Spagna, e il jet continua a sorvolare territori ben più sicuri.
Il jet privato: simbolo di protezione o di eccesso sfrenato?
Possedere un jet da 70 milioni di euro capace di portare in volo fino a 19 persone non è certo una scelta casuale, ma un manifesto di potere e ricchezza che pochi possono permettersi. Nel caso di Ronaldo, parliamo di qualcosa che va oltre il semplice comfort: è un vero e proprio bunker volante, pronto a sollevarsi in aria alla prima scintilla di crisi internazionale.
Da un lato possiamo applaudire la lungimiranza di chi non si fa cogliere impreparato: del resto, onestamente, chi non sceglierebbe una via d’uscita di lusso quando la diplomazia sembra sul punto di sfociare in una guerra fredda combattuta con missili (e magari qualche tweet infuocato)?
Dall’altro lato, però, è difficile non ridere amaramente pensando a come queste scenette di salvataggio esclusivo rischino di assomigliare a una deprimente pantomima. Perché, mentre milioni di persone si trovano inghiottite da conflitti geopolitici tutt’altro che virtuali, un campione del calcio sceglie semplicemente di fuggire in jet privato, lasciando dietro di sé ogni parvenza di solidarietà collettiva.
Al di là di ogni romanticismo sportivo, la domanda è: che modello stiamo ammirando? Quello del grande atleta che sfida le avversità o quello del milionario che pensa solo a mettersi al sicuro sfruttando la fortuna estrema di nascere in un mondo più attento alle sue firme di scarpe che alle crisi mondiali?
Tra calcio e crisi internazionale, quale futuro per Ronaldo?
Naturalmente, non si può ignorare il fatto che Cristiano Ronaldo rimane una leggenda vivente del calcio, amato e odiato allo stesso tempo, celebrato per la sua tenacia da atleta ma anche criticato per il suo stile di vita da oligarchia moderna.
Il suo amore per il club Al Nassr in Arabia Saudita è sempre stato un cocktail di sport e affari, ma ora che lo scenario politico si fa incandescente, la realtà del professionista sembra fare capolino dietro la maschera dell’eroe invincibile.
Insomma, saracinesche abbassate per una famiglia di campioni? O solo un cambio di scenario temporaneo in attesa che rientri la bufera? La verità, come al solito, non la conosciamo, ma ci godiamo il siparietto mentre il mondo gira e il pallone continua comunque a rotolare — lontano da Riad ma sempre sotto i riflettori.



