Prima è toccato ad Hamleys chiudere i battenti, e ora sembra che anche alcuni negozi di Giochi Preziosi stiano barcollando verso il baratro dell’insolvenza. Il gruppo, da tempo intrappolato in una spirale di perdite e difficoltà finanziarie, fa tenerezza solo per quanto ci è riuscito a non far trapelare nulla, lasciando i dipendenti nel fantastico limbo dell’ignoto.
I lavoratori, alle prese con l’ennesima bomba a orologeria gettata gentilemente in grembo, sbottano: “Nessuno ci aveva avvisato”. Eh sì, che genere di trasparenza sarebbe stata? Ora rischiano di perdere il lavoro in ben 300, ma chi tiene davvero il conto quando la precarietà è di casa da tempo?
I negozi di giocattoli sembrano essere l’ultima frontiera dell’ancora più spietata guerra commerciale. Da una parte, la concorrenza agguerritissima dell’online e, dall’altra, quella subdola e onnipresente degli smartphone che ormai tengono occupati i bimbi più di qualsiasi gioco in scatola. In questo scenario apocalittico, resistono soltanto quei negozi che si rivolgono coraggiosamente a nicchie di mercato davvero specializzate, sfidando il destino a colpi di originalità e speranza.
Insomma, il miracolo non sembra dietro l’angolo: mentre le aziende leader del settore arrancano e inciampano nella realtà di un commercio che cambia, i lavoratori raccolgono le conseguenze di una strategia aziendale degna di una telenovela con un finale tutt’altro che felice.



