Cosa ci riservano davvero gli aumenti delle tasse di Rachel Reeves per i beni britannici: preparatevi al peggio

Cosa ci riservano davvero gli aumenti delle tasse di Rachel Reeves per i beni britannici: preparatevi al peggio

La Ministra delle Finanze del Regno Unito, Rachel Reeves, ha finalmente svelato il tanto atteso Bilancio Autunnale mercoledì scorso, portando con sé un bel carico di aumenti fiscali che colpiranno, come al solito, la maggior parte degli inglesi. Che gioia sentirsi di nuovo spremuti! Gli esperti di mercato, con la loro incrollabile ottimista, hanno cercato di capire cosa significherà tutto ciò per gli asset britannici.

Per quanto riguarda azioni e obbligazioni, tra le varie chicche annunciate c’è una concessione triennale: niente tassa sul bollo – quella fastidiosa tassa dello 0,5% che gli investitori pagano acquistando azioni britanniche – per i titoli delle società appena quotate. Finalmente, direte? Niente affatto, perché David Smith, gestore di portafoglio a Henderson High Income, ci ricorda che bisognerebbe essere un po’ più ambiziosi per rendere il mercato di London veramente attraente.

Secondo lui, la tassa dello 0,5% sul bollo, invece di diventare un vecchio ricordo, è ancora una presenza scomoda e anacronistica in un panorama globale dove piazze finanziarie come New York e Francoforte se la sono già tolta dai piedi. Non solo questa tassa erode i risparmi, ma fa lievitare il costo del capitale azionario per le aziende quotate nel Regno Unito, con la logica conseguenza di valutazioni più basse. Bell’affare.

Eppure, nonostante questa nota stonata, molti investitori sembrano vedere il bicchiere mezzo pieno, o almeno meno mezzo vuoto, vedendo nelle misure varate elementi di speranza per il futuro degli asset negoziabili britannici. Il capo della ricerca globale di Invesco, Benjamin Jones, ha qualche parola di conforto per chi vuole ancora puntare sul mercato azionario del Regno Unito.

Jones sottolinea che i titoli britannici, rispetto ad altri mercati regionali, sono ancora scambiati su multipli bassi, ossia c’è ancora meno ottimismo prezzato di quanto si potrebbe aspettare. A suo giudizio, il bilancio presentato non è certo un dono di Natale, ma nemmeno la fine del mondo:

“Il bilancio non è piacevole, ma non è Armageddon. Non cambia radicalmente il modo in cui dovremmo ragionare sugli investimenti, ma elimina alcune incertezze che, pensiamo, hanno frenato la spesa delle famiglie e gli investimenti aziendali, così come le assunzioni.”

Passando ai bond governativi, i famigerati gilts, Evangelia Gkeka, analista senior per le strategie a reddito fisso di Morningstar, definisce le misure un mix “prudente e costruttivo” per gli investitori. Tra l’altro, proprio mercoledì, i rendimenti dei titoli di Stato erano un po’ ballerini a causa di una fuga di notizie anticipata da parte dell’Office for Budget Responsibility. Ad esempio, il rendimento del gilt decennale di riferimento ha guadagnato 5 punti base fino al 4,479%, ma Gkeka rassicura dicendo che le oscillazioni sono tutto sommato contenute nell’ampio quadro.”

Per l’esperta, questa apparente stabilità è un segnale positivo, perché indica un mercato più prevedibile, con buoni punti di ingresso per chi vuole esporsi a rendimenti reali elevati su lungo termine. Fantastico, dunque, un invito all’ottimismo freddo e calcolato.

Risparmi e investimenti: un nuovo giro di vite mascherato da incentivo

Nel giro di vite non potevano mancare le riforme sulla fiscalità dei risparmi, “pensate” per spingere gli inglesi a buttarsi a capofitto nel mercato degli investimenti invece che tenere i soldini fermi sotto il materasso. Fioccano le novità per l’ISA, quell’ormai leggendario conto che permette di risparmiare fino a 20.000 sterline l’anno senza pagare un centesimo di tasse sui guadagni maturati.

Peccato che dal 2027 questa cifra venga tagliata a 12.000 sterline per chi ha meno di 65 anni, con il nobile — o no? — intento di spronare i giovani a investire invece che parcheggiare i soldi in depositi sicuri. Che, qui tra noi, per qualcuno potrebbe essere invece la scelta più saggia.

Sally Conway, esperta di risparmi presso la banca britannica Shawbrook, neoquotata in borsa, bacchetta duramente il provvedimento: questa riduzione delle soglie sarà un duro colpo per chi, con fatica, ha costruito un po’ di “cuscinetto finanziario”.

Conway ci ricorda la complicazione in arrivo: distribuire i risparmi fra ISA in contanti, conti standard e, dove conviene, investimenti rischiosi, diventerà ancora più importante. Consiglia anche di darsi da fare per cercare i tassi migliori e di bilanciare prodotti a accesso rapido con quelli a termine, e naturalmente di mettere i risparmi d’emergenza negli strumenti meno “avventurosi”. In altre parole: buona fortuna a chi prova a tenere sotto controllo la situazione.

Come se non bastasse, la Ministra Reeves ha annunciato anche un aumento delle tasse sui redditi da risparmio dal 2027, con un incremento di 2 punti percentuali. Attenzione, però: la maggior parte dei contribuenti britannici non paga tasse sui risparmi, ma per chi invece le paga, i nuovi livelli si assesteranno al 22% per l’aliquota base, 42% per quella più alta e addirittura 47% per la più “forte”. Una vera festa, insomma.

Nel frattempo, si profila anche un inasprimento della tassazione sui dividendi, un altro colpetto sotto la cintura per chi sperava in qualche sospiro di sollievo in questo “regalo” di bilancio.

Per prenotare il vostro posto all’inferno fiscale degli investimenti immobiliari, la data di riferimento è aprile 2027, quando scoccherà l’ora delle aliquote separate dedicate al reddito da proprietà: 22% per il tasso base, 42% per quello più elevato, e un simpatico 47% per l’aliquota aggiuntiva. Nel frattempo, a partire dal 2028 si sta preparando un’altra simpatica trovata chiamata “Mansion Tax” con la quale l’Inghilterra provvederà a spremere ulteriormente chi possiede case sopra la soglia dei 2 milioni di sterline. Il conto? Un sovrapprezzo annuo variabile tra 2.500 e 7.500 sterline, a seconda del valore attribuito alla proprietà. Fidelity stima che circa 150.000 famiglie dovranno affilare le unghie e svuotare il portafoglio.

Ma tranquilli, qualche consiglio di bontà arriva da Oliver Loughead, esperto di gestione patrimoniale presso RBC Brewin Dolphin: per chi si vede arrivare questa bella tegola chiamata Mansion Tax, meglio pensare a ridimensionare le proprie ambizioni abitative. “Abbassare le dimensioni potrebbe sembrare una soluzione pratica — ma occhio, non è una decisione da prendere con la superficialità di un click,” spiega lui. “Prima di tutto, fate bene i conti: quanto vi costerà questa tassa ogni anno? E quanto invece spenderete in tasse di registro, spese di vendita e stress del trasloco? Spesso il pensiero di pagare meno tasse potrebbe essere una mera illusione.” Se la vostra villa però è ben sopra la linea rossa e avete voglia di liberarvi di un po’ di ’zavorre’, secondo Loughead il downsizing abbatterà davvero i costi a lungo termine.

A raggelare ulteriormente gli animi c’è Nick Mann, partner legale esperto in proprietà immobiliare per lo studio Collyer Bristow, che avvisa sui potenziali effetti boomerang di questa nuova gabella: “È probabile che scoraggerà gli acquirenti che, per sfuggire alla tassa, cercheranno case sotto i 2 milioni, creando così un market bifronte: da una parte chi può permettersi di spendere sopra la soglia, dall’altra tutto il resto dei miserabili.” Ovviamente, mentre il mercato sotto il tetto sarà vivace e pimpante, quello sopra sospirerà e si prenderà una pausa forzata, raccogliendo gli effetti specialmente a Londra e nel sud-est d’Inghilterra. Che gioia.

Il nodo pensioni: il regalo più amaro

Non si scappa neanche per le pensioni private, altro mondo perfetto per spremere i contribuenti. Dal 2029 arriverà il bel taglio sui benefici fiscali dei contributi pensionistici fatti tramite salary sacrifice, quel furbesco meccanismo che permette di investire parte del proprio stipendio prima di qualsiasi tassa. Nel brillante futuro fiscale, ogni contributo superiore a 2.000 sterline l’anno sarà considerato un pretesto per calare la scure delle National Insurance, quella forma di imposta che ama mordere con costanza il reddito.

Charlene Young, esperta di pensioni e risparmi presso AJ Bell, avverte: la mazzata più grossa non è per i lavoratori, bensì per i poveri datori di lavoro. “Oggi, il salary sacrifice regala fino all’8% di risparmio contributivo sui National Insurance per i dipendenti, ma è chiaro che il vero vantaggio riguarda le aziende,” spiega. “Senza limiti massimi per il contributo dei datori di lavoro, questi si vedranno applicare il 15% di tassazione su tutto ciò che supera la soglia di 2.000 sterline. Alcuni imprenditori generosi hanno tentato di ricompensare i lavoratori suddividendo i risparmi, ma è facile prevedere che, con i costi più elevati, i bonus potranno essere ridotti o, peggio ancora, eliminati.”

Frances Li, fondatrice e direttrice di Biscuit Recruitment con sede a Londra, definisce questo capitombolo delle pensioni un vero e proprio “colpo ai professionisti di mezza carriera”. “Ora si trovano davanti a un dilemma spietato: risparmiare per il futuro o salvaguardare il reddito mensile. Sta già emergendo una tendenza inquietante: molti riducono i contributi pensionistici solo per tirare avanti con le spese quotidiane,” racconta. “Un professionista nella fascia 45.000-55.000 sterline, una volta considerati tassazione, contributi e limiti pensionistici, scopre che una promozione magari lo rende appena un po’ più ricco. Ecco come, già adesso, le prospettive fiscali stanno indirizzando le scelte di carriera.”

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