Corona resta sulla scena: censura? Macché, il contenuto lo vogliono proprio lì

Corona resta sulla scena: censura? Macché, il contenuto lo vogliono proprio lì

Ah, la saga infinita del caso Signorini, che riesce sempre a sorprenderci con nuovi intrecci degni di una fiction stracciona. Ora, non bastava una semplice querela, no, anche alcuni manager di Google Italy e Google Ireland si sono beccati un’iscrizione sul registro degli indagati per ricettazione, oltre alla solita gustosa accusa di diffamazione aggravata. Tutto questo grazie alle celebri chat di Alfonso Signorini, immortalate con maestria da Fabrizio Corona durante il suo *format* “Falsissimo” su YouTube. Non si fecero problemi a spargere le carte private del direttore di Chi e attualmente autosospeso conduttore del Grande Fratello, così, giusto per movimentare un po’ il dramma già bello acceso.

L’imponente lavoro investigativo è coordinato dalla procaccia aggiunta Letizia Mannella e dal PM Alessandro Gobbis, che hanno messo in moto un filone investigativo parallelo, quello che potremmo definire “la caccia ai manager di Google colpevoli di non aver fatto abbastanza per cancellare i contenuti bollenti”. Insomma, l’accusa nasce dalle “ripetute richieste” – come se fosse facile – dei legali di Signorini, Domenico Aiello e Daniela Missaglia, di rimuovere quei documenti “ottenuti in maniera illecita” (parole loro) e fin troppo personali.

Perché i manager e non le società?

La curiosità del giorno: se tutti sanno che Google è un colosso invincibile, perché mai non si è toccata la società? Diavolo di una legge 231, quella che qui gioca a fare il bastian contrario, escludendo la responsabilità per i cosiddetti reati di concorso in ricettazione e diffamazione. Così, mentre i manager diventano le vittime dell’attenzione giudiziaria, le aziende se la cavano con un’alzata di spalle. Voilà, la bella esclusione delle società dal registro degli indagati, grazie a una normativa che sembra più salvagente che leggi della giungla.

Insomma, la Procura di Milano sta facendo di tutto per sbrogliare i tanti fili aggrovigliati del caso che più si assomiglia a una telenovela trash che a un processo serio, tra querele incrociate e accuse che si rincorrono come in una gara di chi spara più forte.

Il giochino sporco di Signorini e Corona

Se pensate che basti questo per confondere le idee, vi sbagliate di grosso. Il faccia a faccia giudiziario vede protagonista anche il nostro caro, controverso giornalista e conduttore Alfonso Signorini, oggi indagato niente meno che per violenza sessuale ed estorsione. Tutto parte da una denuncia di Antonio Medugno, quell’ex concorrente del Grande Fratello che dice di essere stato ricattato sessualmente per partecipare al programma. Ah, il mondo della tv… un posto pieno di amicizie sincere e trasparenza totale!

Dall’altra parte del ring c’è ovviamente Fabrizio Corona, indagato per revenge porn e diffamazione aggravata. Sapete, quel piccolo dettaglio di pubblicare le chat a sfondo erotico di Signorini e di sparare bordate a destra e sinistra contro pezzi grossi di Mediaset. L’ex manager di Medugno, Alessandro Piscopo, ha avuto la grazia di farsi interrogare senza rilasciare un solo commento, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Del resto, chi si azzarderebbe a parlare in questa carnevalata giudiziaria?

Ma non è tutto: i legali di Signorini e Mediaset, Domenico Aiello e Salvatore Pino, hanno deciso di coinvolgere la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Perché? Beh, per chiedere una misura preventiva che impedisca a Corona di usare social network e dispositivi digitali, con lo scopo di fermare quella che definiscono una “campagna diffamatoria”. Insomma, in questa tragedia-comica, la censura è solo un click lontana.

Il dossier è finito nelle mani di altri due PM della DDA, perché, ovviamente, la giustizia non può mai godersi una pausa quando c’è così tanta umanità da smascherare e giudicare.

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