Ancora una volta, il glorioso rinvio della norma arriva puntuale come un orologio svizzero, spostando il fatidico blocco delle moto a ben oltre il 2027. Nel frattempo, la città di Milano vive il suo momento di gloria con il referendum tanto agognato sulle moto, perché chi non vorrebbe fermare la democrazia con una bella consultazione popolare? Questa squisita iniziativa si propone di contrastare le limitazioni alla circolazione nelle prese di scena chiamate AreaB e AreaC, che puntano a bloccare motoveicoli e motocicli di vario genere: due tempi Euro 2 e 3, diesel Euro 2 e 3 e benzina a quattro tempi Euro 0, 1 e 2. Un balletto di sigle che suona tanto come la nuova colonna sonora del libero arbitrio cittadino.
Samuele Piscina, segretario provinciale della Lega Milano, non perde tempo e scende in campo con i suoi gazebo, sparsi come funghi nei quartieri meneghini. La missione? Sostenere, con la solita solerzia, la “battaglia” dei cittadini contro l’odioso blocco. Già, perché mica tutti vogliono vedere il cuore fermarsi, soprattutto quando c’è la promessa di continuare a inquinare indisturbati.
La Lega non fa mancare il suo appoggio al comitato promotore dal nome poetico “Divieto il cuore non si ferma”, che ha saputo imbandire la tavola referendaria con i suoi quesiti al pronti via. Come un mantra, Piscina spiega che il partito sarà “al fianco dei cittadini, dei lavoratori e degli artigiani” sotto minaccia di questo provvedimento che, guarda un po’, si presenterebbe come “ingiusto e penalizzante”. La vittima sacrificale è pronta sul patibolo, mentre il carroccio fa da paladino.
Il rinvio, un trionfo da festeggiare… o forse no
Secondo il coraggio inossidabile di Samuele Piscina, il rinvio del blocco a ottobre 2027 si veste da “prima vittoria”. Eh già: il miracolo è stato possibile grazie all’eroico lavoro della Lega, che ha scongiurato il temutissimo blocco già nel 2024. Ma calma, non è ancora tempo di stappare lo champagne; la battaglia, promette il segretario, continuerà con “tutte le azioni democratiche possibili”, che suonano come un eufemismo piuttosto sospetto, per cancellare – stavolta definitivamente – questo piccolo ostacolo al trionfo delle quattro ruote a motore.
Insomma, tra rinvii, battaglie di retroguardia e referendum che sembrano scene di un teatro dell’assurdo, l’amata Milano si ritrova intrappolata in un loop che farebbe impallidire persino l’infinito di Borges. Nel frattempo, moto e scooter continuano a sfrecciare felici tra le curve dell’ira amministrativa, mentre i cittadini si preparano a una consultazione che promette scintille, o forse soltanto un altro rinvio mascherato da vittoria.



