Immaginate la scena: giovani reclutati magari senza alcuna preparazione, inviati al fronte con equipaggiamento insufficiente, lasciati nell’abisso del freddo o dell’indifferenza, quando non sono maltrattati dal proprio comando o addirittura dai compagni.
Vladimir Putin, che con straordinaria disinvoltura afferma che la società russa sia pronta a sopportare “i costi umani elevati” della sua campagna militare in Ucraina. Peccato che i fatti raccontino una storia ben diversa, ben più cruda e scomoda.
Abbiamo passato al vaglio più di 6.000 reclami ufficiali, raccolti da soldati e parenti, un tesoro di lamentele e denunce che svelano un panorama drammaticamente lontano dalla narrativa governativa: un esercito non solo impegnato in un assalto senza pietà, ma disposto a torturare e sfruttare i propri uomini pur di sostenere la guerra.
Vi presenteremo il racconto di Paul Sonne, il nostro corrispondente internazionale, che, insieme a un gruppo di esperti, ha scandagliato questi documenti intimi e dolorosi che ci offrono uno sguardo raro e prezioso sull’ingranaggio militare russo: un macchinario violento che non disdegna di abusare letteralmente della carne da cannone interna.
La società russa secondo Putin: un popolo di santi, guerrieri e d’assassini… a patto che accetti le perdite
Il presidente russo ha immaginato una patria forte, compatta, che accoglie senza batter ciglio ogni sacrificio umano come un inevitabile tributo al destino geopolitico. Forse, in quella narrazione affabulatrice, pensa anche che i cittadini siano così anestetizzati dal fervore patriottico da non vedere né sentire niente, neanche il suono delle lacrime dei propri giovani mandati al macello.
Peccato che le denunce raccolte dimostrino che quei cadaveri, quegli uomini umiliati e straniti, non fanno solo parte del “prezzo da pagare”, ma sono l’esplicita conseguenza di una struttura militare sanguinaria e disfunzionale. Una struttura che certo non bada a salvare le spalle dei suoi soldati, anzi.
I 6.000 reclami: più che numeri, urla di chi è stato tradito
Se vi aspettate cifre fredde e dati aridi, preparatevi a cambiare idea. Questi documenti parlano in prima persona: sono lettere, esposti, chiamate d’aiuto che rivelano un esercito imputridito dall’interno. Oltre all’orrore della guerra, i soldati devono sopportare abusi psicologici, violenze fisiche, carenze materiali e ordini assurdi.
Immaginate la scena: giovani reclutati magari senza alcuna preparazione, inviati al fronte con equipaggiamento insufficiente, lasciati nell’abisso del freddo o dell’indifferenza, quando non sono maltrattati dal proprio comando o addirittura dai compagni.
No, non è la trama di un film di guerra, ma la realtà cruda di una macchina bellica che consuma i propri soldati come se fossero semplici pedine di un gioco senza regole, senza rispetto umano.
Il Paradosso della Forza: Proteggere i soldati sembra un optional
Può sembrare assurdo, ma la cosiddetta “grandezza militare” della Russia appare soprattutto come la capacità di sfruttare fino all’ultima goccia i propri uomini, abbattendo morale e dignità. Proteggere chi combatte sul fronte sembra quasi un lusso, lontano anni luce dall’attenzione che dovrebbe riservare un esercito serio.
Il quadro che emerge da questi reclami non è quello di un conflitto tra due nazioni, ma di una gestione interna che rasenta la tortura, un sistema che preferisce alimentare la brutalità piuttosto che assicurare almeno un minimo di umanità a chi rischia la pelle.
In sintesi, un’enorme triste ironia: mentre Putin tiene discorsi solenni su sacrifici accettati, la realtà mostra un esercito nel quale la propria gente si sente tradita, vessata e, soprattutto, lasciata sola. Non proprio la ricetta per una vittoria morale, vero?


