Come il conflitto in Iran si diffonde a macchia d’olio – raccontato per immagini da non credere

Come il conflitto in Iran si diffonde a macchia d’olio – raccontato per immagini da non credere
Stati Uniti e Israele contro Iran entra nel suo sesto giorno. Come se avessimo il tempo e la voglia di contendere la pace, le immagini pubblicate giovedì mostrano la devastazione a Teheran, capitale iraniana, dopo quasi una settimana di bombardamenti.

Come è ovvio, Iran non è rimasto a guardare: ha risposto con un attacco a base di missili e droni rivolto a Israele e con colpi calibrati contro i preferiti amici americani nel quartiere. Nel frattempo, esplosioni misteriose e tempestive hanno illuminato Qatar e Bahrain, e la ricchissima di petrolio Azerbaijan ha riferito di essere stata “casualmente” investita da due droni iraniani. Tedeschi da parte di Teheran, ci dicono, anche una sortita navale contro una petroliera statunitense nel golfo Persico settentrionale. Praticamente, un weekend a sorpresa.

Donald Trump, quell’onnipresente oracolo, ha dichiarato con la sua consueta modestia che questa guerra potrebbe durare da quattro a cinque settimane, ma senza escludere la possibilità che ci trascini per un periodo indefinito, come un reality show infinito.

Da uno scatto diventato virale, si vede un’automobilista che si blocca mentre una colonna di fumo pervade il quartiere Boroujerdi, nel sud di Teheran. Origine? Un colpo aereo del 5 marzo 2026, perfetta pietra miliare in questa escalation bellica.

Nel frattempo, un carro armato israeliano si ostina a pattugliare il confine meridionale con il Libano, quasi a sottolineare che la pace è ancora un optional. Il gruppo militante Hezbollah, sponsor ufficiale dell’alleanza iraniana, ha riversato qualche missilata in risposta all’alleanza appena inaugurata tra Stati Uniti e Israele contro Iran. L’ironia di scambiarsi missili tra vicini è il nuovo modo di dire “Buona giornata”.

Un’altra perla di questo carosello è la testimonianza di detriti di un sistema di difesa aerea NATO intercettante un missile lanciato da Iran, rinvenuti in quel di Dortyol, nel sud della provincia turca di Hatay. Evidentemente, qualcuno preferisce il caos a casa altrui, ma non troppo lontano.

Se la guerra tecnologica vi fa venire voglia di chiudere tutto con una passeggiata in campagna, provate a considerare cosa succede a Tiro, città costiera meridionale del Libano, dove un incendio ha preso il posto di un pretesto energetico: i bombardamenti israeliani hanno distrutto un impianto solare e una centrale elettrica. Come dire: spegnere la luce per illuminare la guerra.

A Fujairah, zona industriale petrolifera negli Emirati Arabi Uniti, un coraggioso scatto mostra una persona col motorino mentre una colonna di fumo si eleva a seguito di un incendio causato da detriti dopo l’intercettazione di un drone, perché la guerra è una questione di dettagli e di tempo libero.

Infine, il quartier generale dell’ambasciata statunitense a Riyadh è passato dalla delicata gestione diplomatico-industriale a bersaglio prenatalizio con attacchi di droni, confermando che un caffè in Medio Oriente non è mai solo un caffè. La risposta iraniana si è dimostrata particolarmente eclettica, con colpi in tutta la regione e un avvertimento di Washington a evacuare i cittadini dall’area. Nessuno voglia farsi trovare in zona per errore o per sfortuna.

Osservando tutto questo, qualcuno si chiederà se la pace è un concetto ormai consegnato alla storia, un mito da tramandare ai nipotini mentre i governi si divertono a giocare con la geopolitica come fossero bambini con i dadi truccati.

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