Come David Riondino insegna ai giovani poeti a raccontare storie senza perdere la testa

Come David Riondino insegna ai giovani poeti a raccontare storie senza perdere la testa

Roma. “Andiamo avanti, non perdiamo tempo, andiamo avanti”. Un mantra che suona più come un ordine impartito con supponenza che una speranza vera. E così, tra terzine da illustrare e racconti da chiudere, la missione intellettuale di David Riondino non si è mai fermata, nemmeno quando il fisico ha deciso di dire basta. Testimone di un’arte oramai vintage come la narrazione orale in versi, la sua eredità si stende da Italia a Cuba, passando per ogni angolo del mondo dove un poeta ancora osa raccogliere il bambolo della parola che non muore mai.

Fino all’ultimo respiro o quasi, David ha continuato a sfidare l’orizzonte, come se non fosse un limite ma solo un altro paesaggio da attraversare. Tra libri ammucchiati, appunti sparsi e album illustrati che raccontano favole fantasy, ha attraversato gli ultimi anni della sua esistenza dedicandosi anima e corpo a un’unica causa: insegnare la narrazione. Ma attenzione, non a un discepolo né a una generazione qualunque, bensì a coloro che abbracciavano un metodo, un’urgenza stilistica più che un semplice insegnamento.

Una missione apparentemente riuscita, nonostante la confusione caleidoscopica di fogli sparpagliati ovunque, a coprire pillole dimenticate e ricordi sfumati. Nessun progetto lasciato a metà, complice l’instancabile moglie Giovanna. Né canzoni, né testi, né tantomeno quelle lezioni che lezioni non erano, ma piuttosto conversazioni cercate come fosse la prima volta ogni volta che prendeva una storia del mondo e curiosamente ribaltava le prospettive dei protagonisti.

Le sue chiacchierate potevano svolgersi ovunque: da un palco affollato ad un improvvisato patio su una collina di Attigliano, passando per una stanza affollata di chi ascoltava rapito le gesta degli dei olimpici, reinventate e godute come favole contemporanee. Anche un dialogo con repentisti contadini dell’Avana diventava un’esperienza sacra, quasi mistica.

Alla fine, David Riondino ha lasciato un piccolo caos personale, ma un testamento intellettuale pulito e ordinato come solo chi conosce bene l’arte può fare. Un’eredità gratuita, concessa alle voci future, perché la musica, quella vera, non smetta mai di suonare. Missione compiuta, insomma, caro David. O almeno questo è ciò che si racconta.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!