Come abbiamo trasformato un semplice evento sportivo in uno show di follia organizzativa per le Olimpiadi Invernali

Come abbiamo trasformato un semplice evento sportivo in uno show di follia organizzativa per le Olimpiadi Invernali

Gestire gli atleti e offrire supporto nelle varie location delle gare, come la Ice Hockey Arena a Santa Giulia e a Rho Fiera. Ecco il glorioso ruolo di Lisa Bonfiglio, una tra i 18.000 eroi volontari delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina. Assieme ai dipendenti della Fondazione, questi cavalieri dell’ultimo minuto hanno preparato il grande evento sportivo che, con la precisione di un orologio svizzero, coinvolge Milano, la Valtellina e Cortina fino al 22 febbraio.

“Tra i compiti principali di noi volontari” – racconta Lisa con la calma di chi affronta una maratona burocratica – “c’è l’assistenza costante agli atleti, tra il campo e gli spogliatoi e durante gli allenamenti. Ovviamente li riforniremo pure d’acqua, frutta e snack, per evitare che si sfondino di gelatine zuccherate.” Perché non basta mica essere campione, bisogna pure stare idratati. Alcuni di noi, tipo i ‘Pioneer’ (un gruppo selezionato di ex campioni e atleti, attenzione, mica gente qualunque), hanno pure fatto da talent scout durante la selezione di altri volontari. Insomma, un lavoro di squadra complicato ma fondamentale.

In generale, si lavora gomito a gomito con i dipendenti della Fondazione. Mi sento di dire – azzarda Lisa – che senza di noi, questa macchina gigantesca non girerebbe nemmeno con la benzina al massimo.

Tra opportunità e intoppi da manuale

“Una delle più grandi sfide” – prosegue Lisa – “è stata sicuramente la distribuzione delle divise: emozionante scoprire che spesso non esisteva la taglia giusta. Un esercizio di pazienza da manuale, soprattutto quando si deve decidere se ‘l’avvolgente’ XS va bene anche per una M.” Poi, per carità, i classici problemi burocratici con gli accrediti erano lì a ricordarci che l’olimpiade non è ancora la Silicon Valley. E per non farsi mancare nulla, in alcune sedi fino all’ultimo si era immersi in un vero e proprio ‘clima da cantiere’. Alcuni ritardi, eh, ma non temete: un buon caos è il vero ingrediente segreto degli eventi memorabili.

Quanto si fatica senza guadagno, ma con gadget

Il volontariato, ci tiene a sottolineare Bonfiglio, “richiede una disponibilità minima di 9 giorni, organizzati in turni alterni. Io, da stakanovista, ne ho scelti 15. Non aspettatevi paghe lucrose, naturalmente: il rimborso è una dieta di sopravvivenza a base di pasti durante il turno e gadget da collezionismo estremo come spille o tazze termiche, che aumentano di valore, chissà come, a seconda dei giorni lavorati. Niente oro, niente bitcoin, ma un’infinita soddisfazione personale. O qualcosa del genere.”

Passione e spirito globetrotter: i requisiti d’oro

“Se dovessi indicare un requisito fondamentale” – consiglia Lisa – “direi innanzitutto una smisurata passione per lo sport. Poi, la capacità di calarsi in ambienti internazionali senza perdere la pazienza o il sorriso. Infine, ovviamente, la capacità di lavorare in squadra – cosa che nel 2024 dovrebbe essere scontata ma, evidentemente, per molti rimane un mistero.”

Ogni giorno collaboriamo con i dipendenti della Fondazione, e vi assicuro che senza questa alchimia tra volontari e staff, sarebbe un disastro quasi epico.

Progetti futuri (con sguardo oltreoceano e orientale)

Tra i sogni di Lisa non c’è solo assistere alle Olimpiadi, ma qualcosa di più ambizioso (o magari fuggire dalla siderea follia italiana). “Andrò per un anno in Cina per perfezionare la lingua, già studiata all’università. E chissà, magari un giorno collaborerò proprio con le nuove Olimpiadi. La tappa successiva? Los Angeles. Perché il mondo è piccolo, ma le ambizioni – sempre che qualcuno ti dia il microfono – sono infinite.”

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