Che gioia sconfinata accogliere la nomina di Roberta Angelilli, Vicepresidente della Regione Lazio e assessore allo Sviluppo economico, come Commissario straordinario di Governo per l’area di Civitavecchia. Un incarico destinato a semplificare e, naturalmente, a velocizzare quel lento e noioso iter autorizzativo che blocca i progetti milionari nell’ambito del Comitato M. Finalmente, qualcuno che prenderà in mano le redini di questa patetica macchina burocratica.
Fabio Pagliari, Presidente di Unindustria Civitavecchia, non vede l’ora di cantare le lodi di questa nomina. Che sorpresa! Il Commissario, a detta sua, avrà il compito di fungere da supremo direttore d’orchestra per far sì che i progetti di investimento non si arenino più nelle sabbie mobili delle autorizzazioni lente e cervellotiche.
Ma attenzione, non è che stiamo parlando di qualche ruolo marginale o di un semplice onorevole incarico da passerella politica. No, qui si tratta di “coordinare” e “velocizzare” quei processi che hanno spesso fatto impazzire imprenditori e investitori, facendo sembrare una tortura l’iter per ottenere dei permessi.
Insomma, il Governo decide che la soluzione più brillante sia quella di piazzare la solita figura istituzionale con il pedigree giusto, sperando di evitare altri ritardi colpevoli e ripetuti. Anche se, diciamolo, l’esperienza ci insegna che queste nomine straordinarie, a volte, rischiano di diventare solo una bella scatola vuota.
Il compito del Commissario e le aspettative sulla famosa “velocizzazione”
Il ruolo attribuito a Angelilli suona come il toccasana che farà scomparire baffi e pastoie di una burocrazia lenta e poco incline al cambiamento. Coordinare significa, infatti, mettere a frutto quelle competenze politiche e gestionali per fare in modo che ogni autorizzazione sia un traguardo facile da raggiungere e non una tortura da evitare.
Naturalmente, dietro l’entusiasmo di chi spera in un miracolo, si nasconde una realtà un po’ più spietata. I precedenti non sono incoraggianti: nomine così importanti spesso rappresentano solo un palliativo per rassicurare gli stakeholder, senza toccare davvero il cuore del problema che è sempre lo stesso: la lentezza esasperante della macchina pubblica.
Sarà interessante vedere se questa operazione di “commissariamento” riuscirà a fare la differenza o se si tradurrà in un semplice segnale politico che però, nella sostanza, lascerà tutto come prima, magari con qualche dichiarazione roboante di troppo.
Il ruolo di Unindustria Civitavecchia e le speranze degli investitori
Unindustria Civitavecchia, attraverso la voce del suo presidente, ha chiaramente espresso quel mix di sollievo e aspettativa che accompagna ogni volta che si spera in un cambiamento sostanziale. Da un lato la nomina è vista come un possibile sprone per risolvere i problemi, dall’altro si temono le solite routine burocratiche che si trascinano per anni.
Gli imprenditori del territorio osservano con prudenza ma anche con un pizzico di scetticismo. Perché, se è vero che avere un Commissario dedicato può in teoria snellire i processi decisionali, la pratica ci ricorda troppo spesso che le promesse di “velocizzazione” finiscono nel dimenticatoio senza alcuna reale svolta.
Chissà se Roberta Angelilli sarà l’eccezione a questa regola o se il suo incarico si trasformerà in un semplice titolo pomposo, da sfoggiare nelle conferenze stampa più patinate senza alcun reale impatto sull’economia locale e sugli imprenditori che aspettano da tempo un segnale concreto.
Un record di inefficienza tutta italiana e l’eterna sfida del “fare presto”
Se qualcosa, in questo Paese, è noto per raggiungere risultati strabilianti è proprio la lentezza burocratica. Quella che riesce a paralizzare progetti milionari e far venire i capelli bianchi anche al più paziente degli imprenditori. E allora perché stupirsi dell’ennesima nomina come quella della Angelilli?
Il vero spettacolo è vedere la dialettica delle dichiarazioni ufficiali che promettono miracoli, mentre dietro le pagine dei comunicati si nasconde il solito teatrino di passaggi, burocrazia, ricorsi e tempi all’infinito. Un copione collaudato, con applausi finti e lacrime di coccodrillo per i “tempi ridotti” che, alla fine, si riducono a uno stallo quasi eterno.



