Ah, la brillante strategia olandese: in piena era digitale e high-tech, Paesi Bassi decide di rispolverare una legge della Guerra Fredda per mettere le mani su Nexperia, un’azienda di chip controllata dalla Cina. Perché farlo? Ovviamente su input degli americani, perfettamente a proprio agio a giocare a Risiko geopolitico con le fabbriche di microchip altrui.
Non pago dello scatto autoritario, il governo cinese ha risposto bloccando l’export dei componenti, in un’elegante tattica di “Se tu mi chiudi la porta, io ti blocco la catena produttiva”. Intanto, i costruttori di automobili di tutto il mondo iniziano a sudare freddo. Perché, ovviamente, senza quei chip low-tech e costosini che sono la colla invisibile di qualunque dispositivo elettrico, nessuno va da nessuna parte, nemmeno per un giro in macchina.
Una portavoce del Ministero del Commercio cinese ha vomitato tutta la sua frustrazione, puntando il dito contro il Paese Basso per la sua “indifferenza” e “ostinazione irresponsabile” nel mettere a rischio la sacra catena di fornitura globale dei semiconduttori. Tradotto: “Ehi, mi avete fatto arrabbiare, sistematevela e basta, che qui perdiamo tutti”.
Un portavoce governativo olandese, manco a dirlo, era introvabile al momento della richiesta di commento. Ma il Ministro dell’Economia olandese, Vincent Karremans, ha continuato imperterrito a difendere la suddetta scelta come se fosse l’ultima trovata geniale per salvare il mondo dall’invasione cinese.
Nexperia, per chi non fosse a conoscenza, produce miliardi di quei chip “fondamentali”: transistor, diodi e componenti per la gestione dell’energia, che nascono in Europa, si assemblano e testano in Cina e poi – con gran gioia di tutti – ritornano a far parte del nostro gadget elettronico quotidiano. Innovazione pura, mica roba da nulla.
Questi microchip piuttosto umili — utilizzati praticamente in ogni dispositivo elettrico che respira — sono anche fondamentali nelle automobili: collegano la batteria ai motori, controllano luci e sensori, frenate, airbag, sistemi di entertainment e persino i finestrini elettrici. Insomma, senza quei pezzettini di silicio la vostra prossima rincorsa sull’autostrada potrebbe trasformarsi in un film dell’orrore.
Il dramma globale dei chip
Le associazioni dell’industria automobilistica hanno ammesso a denti stretti che i problemi nelle forniture di componenti Nexperia non sono stati né risolti né attenuati, lasciando il settore in un limbo dove nessuno sa se il prossimo modello uscirà dalla catena di montaggio o resterà bloccato per mancanza di un microchip da poche centinaia di centesimi.
Un campionario degli allarmisti include colossi come Nissan e il gigante tedesco della componentistica Bosch. Nel quadro, l’Associazione Tedesca dell’Industria Automobilistica (VDA), che raccoglie bestie sacre come Volkswagen, Mercedes-Benz Group e BMW, ha lanciato un monito di quelli seri, parlando di rischi “elevati” di interruzioni, con un picco previsto per il primo trimestre 2026. Insomma, pronti a perdervi la vostra nuova berlina hi-tech in una crisi di chip? Non preoccupatevi: è tutto sotto controllo, o almeno così dicono.
Sembra di essere tornati a quando la Guerra Fredda si combatteva a colpi di leggi antiquate e richiami economici drammatici. Solo che, questa volta, il teatro non è un campo di battaglia, ma la nostra autoradio, i finestrini elettrici e i freni a impulsi. E se n’è accorta anche la Cina, la quale gentilmente raccomanda a Paesi Bassi di fare il bravo, correggere i “suoi errori” e riportare la pace nel magico mondo dei chip.
Rimaniamo in attesa delle prossime puntate di questa soap geopolitica, certi che tra un blocco e l’altro, tra un principio di controllo divenuto tirannia e un’altra minaccia di “invasione tecnologica”, qualcuno finirà per pagare il prezzo più salato: il nostro tanto amato e ormai fragile ecosistema digitale.



