«Mancano ancora 36 punti, il resto è solo un mare di statistiche e numeri», esordisce con la saggezza di chi parla tanto per riempire il tempo. Naturalmente ringrazia sorridendo i suoi «ragazzi», descritti come un gruppo fantastico di supereroi che mettono anima, corpo e tecnica in ogni partita. Perché, si sa, quando l’Inter vince, è tutto merito del collettivo che “capisce i momenti”, mica del caso o degli avversari scarsi.
Con la precisione di un mantra da conferenza stampa, il buon Cristian Chivu ci ricorda che «non esistono titolari». Eh no, nessun patto di ferro qui, solo una rosa di ventiquattro santoni più qualche giovane dell’under 23 che, per magia, sono tutti equiparati in importanza e qualità. Perché in Italia, si sa, è molto raro che un giocatore possa diventare una certezza. Qui ci si sente tutti coinvolti e si crea quella fiducia che evidentemente si vede sul campo… o almeno così ci dicono.
Ah, e non dimentichiamo i preziosi assenti: senza il trio d’assalto Lautaro, Barella e Calhanoglu, la squadra gioca ugualmente bene, o almeno così assicura il mister. Forse non ha ancora controllato i risultati, ma che importa, la fede è tutto. Del resto, con un gruppo così “fantastico” che si autoalimenta di fiducia, le piccole assenze sono dettagli da nulla.
Ora, testa al Bodo in Champions: ovviamente serve la fiducia
Pronti all’ennesima impresa (o disavventura) in Champions League, Chivu si mostra già deciso sul da farsi: per ribaltare il 3-1 subito in Norvegia bisogna sfoderare fiducia, intensità e, udite udite, consapevolezza. Le grandi parole che si usano quando una squadra deve strappare l’impossibile.
E se al Bodo sono arrivati due pali e qualche buono sprazzo di gioco, beh, evidentemente non è bastato perché pure un minimo di attenzione sulle transizioni, quella roba noiosa che di solito decide le partite, non c’è stata. Quindi, bisognerà stare attenti martedì prossimo, con la classica raccomandazione che “servirà dare il meglio”. Come sempre. Sembra quasi la ricetta magica della sopravvivenza sportiva, un copione ripetuto fino alla nausea.



