Ah, la gloriosa Biblioteca Sormani di Milano, un luogo che per decenni è stato il cuore pulsante della cultura cittadina, sta per subire una trasformazione di quelle epocali. Non più tempio incontrastato della conoscenza, perché adesso le attività bibliotecarie si sposteranno alla scintillante Beic, il nuovo centro di informazione e cultura europeo che sta nascendo nell’ex stazione di Porta Vittoria. Che dolce ironia: un edificio seicentesco, storico punto di riferimento dal 1956, relegato quasi a frivolezza ma non completamente abbandonato. No, sarà ancora un “polo culturale” – parola d’ordine magica che trasforma un trasferimento coatto in un’opportuno rinnovamento.
L’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi ci tiene a ricordare l’attaccamento emotivo dei milanesi a questo “palazzo della memoria”, prima casa del Museo di Milano e poi custode delle vite studentesche di generazioni in cerca di sapere. Bellini, l’allora direttore del 1956, lo aveva definito niente meno che “la casa dei milanesi studiosi”. E ora? Ora dobbiamo sincerarci che questa vocazione rimanga intatta, nonostante la rivoluzione digitale che impone l’alta tecnologia e la moda dell’internazionalità che, beh, richiede spazi nuovi di zecca e super attrezzati. Ma tranquilli, il palazzo non sarà buttato via: rimarrà vivo, ma col sapore di museo più che di biblioteca attiva.
Un futuro con ossimori e promesse di cultura
Il 2026 si prepara a essere l’anno della rivelazione per Palazzo Sormani: finalmente torneranno le famosissime “tele del Grechetto”, quel ciclo pittorico barocco che racconta il mito di Orfeo e che, da sempre, faceva bella mostra di sé nella sala giusta dal lontano 1907. Peccato che dal 2019 questa preziosa collezione sia stata sparita in nome di una mostra a Palazzo Reale, ove si celebrava il “meraviglioso mondo della natura” con tanto di arte, mito e scienza (perché no?). Ma non temete, dopo un travagliatissimo restauro con tutte le coccole del caso, Orfeo tornerà trionfante nel suo palcoscenico originario, che nel frattempo ha subito un lifting da far impallidire i saloni di un museo di fascia alta.
Bisogna ammettere che la strategia di restauro e riallestimento farà di Sormani uno spazio museale riferente, un gioiello antico rianimato per i palati esigenti della cultura contemporanea che però, ehm, non potrà più definirsi l’attuale biblioteca centrale, lasciando quel ruolo alla nuova Beic.
Settant’anni di gloria… o quasi
Per celebrare questo passaggio epocale e commemorare i 70 anni di attività della “più bella biblioteca d’Europa” secondo i fasti del suo tempo, parte un ricco programma di eventi che trasformerà l’anno in una lunga festa commemorativa. Mostre, incontri, rassegne musicali e cinematografiche, aperture straordinarie e laboratori creativi saranno lì a ricordarci che la cultura è viva e vegeta. Quale migliore modo di onorare un edificio che cessa di essere il principale punto di riferimento della biblioteca cittadina?
Il 10 marzo, all’insegna della creatività giovanile, si aprirà con un laboratorio intitolato “Buon compleanno Sormani!”, perché nulla urla di più la fine di un’epoca di una cartolina fatta a mano. A seguire, i soliti saluti istituzionali e presentazioni, accompagnati da letture d’archivio e un accompagnamento soft di jazz, per tenere alto il tono di solennità, anche se si tratta di un addio un po’ mascherato da rinnovamento.
In sintesi, la Biblioteca Sormani diventerà il museo di sé stessa mentre la Beic si appresta a diventare la nuova divinità della cultura milanese: più digitale, più internazionale, più all’avanguardia, più… beh, tutto ciò che l’antico palazzo non sarà mai più. Un sacrificio necessario, se vogliamo evitare che Milano rimanga ostaggio di un passato troppo polveroso e preferisca abbracciare il futuro in una scintillante, e razionale, periferia ferroviaria trasformata in collettore di sapere.



