Che sorpresa, ancora una volta la Stazione di Milano Centrale regala ai viaggiatori un’esperienza da incubo, proprio come fosse una spa di stress e disagi. Sabato 14 febbraio, tra ritardi e cancellazioni, si è consumato il secondo capitolo della saga delle interruzioni ferroviarie in pochi giorni. Dopo il malfunzionamento tecnico di giovedì, che aveva paralizzato la stazione principale di Milano, ora ci si mette pure il caro, vecchio sabotaggio, come se viaggiare liberamente fosse un lusso da negare a tutti i costi.
Il treno in arrivo da Roma Termini, previsto per le 13:35, si è preso la libertà di accumulare 140 minuti di ritardo. Quello da Salerno, atteso alle 13:50, ne ha collezionati 130. E poi c’è l’immancabile Italo cancellato, proprio come il convoglio previsto da Torino Porta Nuova alle 14:50. Insomma, un programma perfettamente studiato per esasperare i viaggiatori più pazienti.
Se le partenze sembrano un po’ più ottimiste, vi sbagliate di grosso: gli ritardi arrivano fino a 130 minuti e, naturalmente, molte corse sono state cancellate senza pietà.
Sapiente sabotaggio o genialata tecnica?
I solerti agenti della polizia hanno scoperto il colpevole: un pozzetto manomesso con cavi della linea bruciati, situato con precisione chirurgica all’altezza di Via di Villa Spada, in zona Salaria a Roma. Come se non bastasse, un’altra performance degna di nota si è svolta in Via di Salone, alla volenterosa periferia della capitale. E non poteva mancare un guasto tecnico, che a Capena ha deciso di farsi bello rubando la scena. Ovviamente, a certificarlo sono stati gli agenti della polfer e della Digos della questura di Roma, impegnati a “salvare” la situazione.
In tutto questo, i viaggiatori si ritrovano a fare la sfortunata esperienza di vivere in prima persona cosa significhi “sabotaggio ferroviario”: un autentico spettacolo di inefficienza e disagio, condito da ritardi, cancellazioni e qualche guasto tecnico qua e là per rendere il tutto più interessante.
Forse dalle istituzioni aspettarsi una spiegazione convincente su come una rete dell’alta velocità – progettata, teoricamente, per essere all’avanguardia – possa essere sistematicamente sabotata senza che il problema venga risolto in modo definitivo, è chiedere troppo. Magari il vero mistero è il silenzio sulle responsabilità e la mancata prevenzione, che indirettamente contribuisce a trasformare ogni viaggio in un’odissea degna di Omero.



