In Germania, i droni giungono di notte come un incubo, mettendo a nudo la fragilità della sicurezza. In un periodo di venti giorni, l’area di massima sicurezza è stata violata ben sei volte. E la domanda sorge spontanea: perché non vengono distrutti? La risposta è sconcertante: perché non sanno come farlo. Questi sciami di droni si moltiplicano, sempre più numerosi, come un’invisibile minaccia che solca i cieli, senza uguali in altre nazioni. Giungono principalmente al calar del sole o in piena oscurità.
Nel 2021, quando la guerra in Ucraina stava appena iniziando, erano stati registrati 9 sorvoli «di dubbia identità». Questo numero è balzato a 172 nel 2022, per poi arrivare a 446 nel 2023, con il 2024 che si profila senza dati ufficiali ancora disponibili. Questi droni, spesso quadricotteri silenziosi e anonimi, sorvolano basi militari, grandi industrie e «infrastrutture critiche». Già nel 2022, la presidente del controspionaggio militare, Martina Rosenberg, li aveva definiti un «pericolo potenziale immediato». E così, dal 2023, è stata istituita una task-force segreta anti-droni. Tutti sanno che i sospetti puntano verso la Russia, ma le prove concrete sembrano mancare. Come ha sagacemente osservato la Rosenberg, non hanno il segno Z sul loro involucro.
Droni: Un Incubo Notturno
Dando un’occhiata alla mappa, è chiaro che l’intensità dei sorvoli si concentra in alcune aree specifiche. Stiamo parlando delle grandi basi NATO o americane, come Ramstein, e dei luoghi dove vengono addestrati i soldati ucraini. A Grafenwöhr, in Baviera, sede di un campo importante volto alla formazione di carristi ucraini con i M1 Abrams, si sono avuti ripetuti avvistamenti. Analogamente, presso la base di Schwesing, nel nord vicino al confine con la Danimarca, gli ucraini sono addestrati all’uso dei Patriot. E non possiamo dimenticare i voli inquietanti che hanno sorvolato, anche nel giorno di Natale, le due principali basi della Luftwaffe a Manching e Neuburg an der Donau.
Una Minaccia Incontrollabile
Se suddividiamo la Germania in quadranti, il panorama diventa ancora più chiaro. La zona costiera sul Baltico e verso la Manica e la Baviera, che è il cuore dell’aeronautica, sembrano le più colpite. È un’assurdità che un paese dotato di una tecnologia così avanzata non riesca a fermare un pericolo che si palesa quotidianamente. Cosa ci sta raccontando tutto questo? Che le promesse di sicurezza sono vuote come un pg in una commedia assurda, mentre i droni continuano imperterriti nel loro volo, segno inequivocabile di un sistema che non solo è inadeguato, ma che offre **falsi sentimenti di sicurezza** e **insensate politiche**.
Infine, se per caso ci fosse qualche autorità disposta a risolvere il problema, potremmo sperare che venga finalmente presa una decisione. Ma che illusione! Se solo qualcuno si prendesse la briga di ascoltare esperti, invece di ignorarli, la situazione potrebbe cambiare. Ma, ahimè, attualmente sembra più facile promettere meraviglie piuttosto che metterle in pratica. E così, continuiamo a vivere tra le ombre di questi droni, mai davvero liberi e sempre in balia della prossima invasione notturna.
Incredibile. La situazione è diventata insostenibile eppure sembra non interessare nessuno. I droni cavalcano le **regioni industriali** della **Germania**, come la **Bassa Sassonia** e la **Renania Palatinato**. È quasi comico pensare che questi dispositivi volano in libertà sopra la **BASF**, la più grande industria chimica del continente, e le varie sedi del gigante militare **Rheinmetall**. Come se niente fosse.
Molti di questi sono droni di piccole dimensioni, quasi da gioco, ma non tutti. A gennaio 2025, la base aerea di **Schwesing**, decantata per la sua “massima sicurezza”, è stata violata ben sei volte. E indovinate un po’? I loro sistemi di difesa, come il **HP47**, non sono riusciti a fermarli. Questi droni, con un’apertura alare tra i 3 e i 6 metri, sono stati probabilmente gli **Orlan-10**, adoperati in **Ucraina**, capaci di coprire distanze di 500-600 km. E da dove arrivano? Il mistero è affascinante, ma a quanto pare, i tedeschi si sono chiesti se non giungano dal mare, forse dalle fantomatiche navi di **Putin** che trasportano petrolio in mezzo a sanzioni.
E quando qualcuno viene catturato, come l’arresto di due cittadini russo-tedeschi preparatori di sabotaggi in **Baviera**, si scopre che avevano droni nelle loro case. Ma è pur sempre divertente notare come auto con targhe diplomatiche russe circolino nelle vicinanze. È una sorta di operazione psicologica all’antica, un modo per seminare **panico** e **confusione** nella popolazione locale. Chiaro che il loro obiettivo è indebolire il supporto all’**Ucraina**.
Ma i ministri **Boris Pistorius** e **Nancy Faeser** non usano più giri di parole: parlano di **guerra ibrida**. E ora si rendono conto che per difendersi da queste misteriose incursioni, devono rivedere le leggi. Ma chi deve reagire, se le forze di polizia non sono attrezzate e l’esercito non ha il mandato per intervenire? La prima legge tedesca per proteggere i cieli dai droni è stata finalmente redatta, ma in un paese dove la burocrazia regna, chissà quanto ci vorrà perché venga applicata.
Per concludere, se ci fosse mai un reale interesse a risolvere questa situazione drammatica, basterebbe considerare le riforme e le misure coordinate prese in paesi più capaci. Ma, evidentemente, chi comanda preferisce continuare a giocare a rimpiattino tra **leggi** e **incompetenza**, mentre l’assurdità si fa sempre più palpabile. Se solo qualcuno si degnasse di affrontare il problema… ma chi ci crede più?


