Censimento e inclusione digitale, ovvero come l’Istat ci racconta la rivoluzione tecnologica che nessuno sta vedendo

Censimento e inclusione digitale, ovvero come l’Istat ci racconta la rivoluzione tecnologica che nessuno sta vedendo

Che sorpresa! Nel meraviglioso mondo dei censimenti, le famiglie anziane si dimostrano incapaci di districarsi da sole nel labirinto digitale e, ovviamente, hanno bisogno di un esercito di supporto. Non solo, ma sembra che la gioventù, sempre così indipendente e tecnologica, navighi felicemente in solitaria nella compilazione online dei questionari. Chi l’avrebbe mai detto?

Poi ci sono le famiglie straniere, che si presentano emotivamente più autosufficienti degli italiani stessi nel maneggiare il temuto questionario digitale. Una sorta di paradosso: gli stranieri più indipendenti nella compilazione, ma con tassi di partecipazione che osano differire da quelli delle famiglie italiane. Sicuramente un dettaglio trascurabile in questo marasma di dati, vero?

Un’assistenza mica da ridere per gli anziani

Guardando bene tra le righe della partecipazione digitale, emerge che gli anziani non solo hanno bisogno di un supporto tecnico degno di una missione spaziale per compilare il questionario, ma si affidano anche a una rete di aiuti: familiari, amici, chiunque abbia un minimo di dimestichezza con internet. I giovani? Quelli invece proseguono come se nulla fosse, complici forse smartphone e app che apparentemente piovono dal cielo.

Famiglie straniere: più autonome, ma non solo rose e fiori

Le famiglie straniere mettono in mostra un comportamento digitale quasi da manuale, risultando più indipendenti degli italiani nel compilare il questionario. Peccato che questa discrepanza di partecipazione segnali anche realtà difficili da ignorare, come barriere linguistiche e culturali, che dichiarano guerra agli sforzi di inclusione.

L’inclusione digitale: il mito da inseguire

Se pensate che basti mettere online un questionario e pregare che tutti rispondano, ripensateci. La soluzione proposta sembra uscita da un libro di buone intenzioni mai messe in pratica: rafforzare l’inclusione digitale attraverso comunicazioni calibrate e mirate, addestrare i rilevatori a diventare quasi psicologi digitali e, dulcis in fundo, collaborare con i comuni per abbattere le barriere invisibili.

Una strategia che suona come un proclama politico, decisamente più complicato da realizzare che da enunciare, soprattutto quando la digitalizzazione si scontra con una realtà fatta di anziani smarriti e comunità straniere spesso lasciate ai margini.

Alla fine, il censimento permanente diventa più uno specchio delle nostre contraddizioni sociali e digitali che un semplice esercizio statistico. Il quadro non potrebbe essere più chiaro: occhio alle apparenze di autonomia digitale, perché, sotto sotto, la realtà è un po’ più complicata di un click su “invio”.

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