Ccnl metalmeccanico, Unindustria e Federmeccanica si ritrovano per l’ennesima sfilata di chiacchiere senza sorprese

Ccnl metalmeccanico, Unindustria e Federmeccanica si ritrovano per l’ennesima sfilata di chiacchiere senza sorprese
Roma si sono radunate, quasi come se fosse un evento di gala, per discutere dell’idea brillante di rinnovare il contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, firmato quel 22 novembre 2025, che sembra già un ricordo lontano. Insomma, un vero e proprio summit dell’entusiasmo industriale.

Questa riunione, organizzata nella scintillante sede di Unindustria a Roma, è stata voluta dalla Sezione Meccatronica in tandem con il Gruppo delle imprese metalmeccaniche di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno – perché si sa, nulla come un incontro tra aziende riesce a infondere fiducia e transparente collaborazione. Un’occasione perfetta per condividere informazioni, o per non dormire sonni tranquilli di sicuro.

Il volto di questo felice raduno è stato il Presidente della Sezione Meccatronica, il sempre impeccabile Giorgio Klinger, supportato dal direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi, insieme al brillante dirigente delle relazioni industriali, Antonio Pescosolido. I quali, di fronte all’assemblea, hanno presentato con tanto di slide e tono controllato quella che si candida a essere l’”ipotesi” di accordo per il rinnovo del contratto siglato da poco più di un mese.

Perché, naturalmente, le ipotesi non vanno mai prese troppo sul serio, soprattutto quando si parla di contratti collettivi che regolano migliaia di lavoratori, vero? Eppure, tra una presentazione e l’altra, si continuano a fingere entusiasmo e condivisione di intenti, che altrimenti suonerebbe come una noiosa formalità o, peggio, un fardello industriale.

Politiche aziendali e contratti: un binomio di raffinata ironia

Ciò che emerge da queste assemblee è la meravigliosa danza delle parole tra imprenditori e sindacati, con la contrattazione che spesso si perde tra desideri disallineati e realtà controverse. Da una parte, l’industria che vuole spremere la massima produttività con il minimo sforzo economico; dall’altra, i lavoratori, che – bontà loro – cercano di ottenere almeno qualche briciola in più.

Il tutto sotto lo sguardo vigile e imparziale di quei dirigenti mezzani, come Franchi e Pescosolido, maestri nell’arte di declamare punti all’ordine del giorno con la stessa passione di chi legge un manuale delle istruzioni per un elettrodomestico spento.

In fondo, un’”ipotesi di accordo” per il rinnovo di un contratto – nemmeno troppo antico – serve soprattutto a creare movimento, a giustificare ore di meeting e magari qualche aperitivo di rappresentanza. E mentre i tavoli contrattuali fanno girare le carte, i lavoratori attendono, con la pazienza di chi guarda la vernice asciugarsi, sperando in qualche miracolo industriale.