Case popolari lombarde, gli abusivi sfondano la porta della Regione e chiedono di essere messi in regola

Case popolari lombarde, gli abusivi sfondano la porta della Regione e chiedono di essere messi in regola

Bontà loro, decine di famiglie che occupano abusivamente gli alloggi popolari di Milano e Sesto San Giovanni hanno deciso di mostrarsi remissive, chiedendo niente meno che un piano di rientro per regolarizzare la loro irregolare condizione abitativa. Approfittando della recente visibilità ottenuta con una conferenza stampa al Pirellone insieme a qualche esponente di Alleanza Verdi Sinistra, queste “occupanti senza titolo” hanno inviato una lettera direttamente al presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Che magnanimità.

Ma quali sono le motivazioni dietro questa ribellione domestica? Alcune hanno semplicemente occupato appartamenti rimasti vuoti – classico, direbbe qualcuno – mentre altre si trovano nelle grinfie di un sistema nebuloso che ha negato il diritto al subentro pur avendo assistito familiari malati abitanti nelle case in questione. Colpevole, a quanto pare, è una giungla di “varie e spesso contraddittorie modifiche di legge” che sembrano fatte apposta per complicare la vita di chi ha già problemi.

Nella loro lettera c’è anche un’ombra di dignità: “Molti di noi hanno sempre pagato affitti e indennità di occupazione, nei limiti delle nostre possibilità, e siamo disponibili a firmare piani di rientro dal debito che potrebbe emergere dal ricalcolo del dovuto”. Parole dolci per chi sa bene di non poter sfuggire al fatto che siano praticamente senza contratto. Tutte famiglie a basso reddito, alcune nelle case pubbliche da decenni, e la coraggiosa ammissione che nel mercato privato di Milano per loro non c’è scampo.

Da 36 anni, regolarizzarsi è un lusso fuori portata

Ah, la solita beffa: l’ultima “sanatoria” è stata quasi quattro decenni fa, e da allora ogni tentativo di mettere le cose in chiaro si è trasformato in un’impresa degna di Sisifo. Le recenti modifiche della legge regionale sulla casa, risalenti a maggio 2025 – sì, avete letto bene, solo qualche mese fa – hanno peggiorato ancora il quadro, soprattutto per chi abita in stabili da ristrutturare o riqualificare, quei pochi casi in cui prima si poteva sperare in qualche traccia di legalità.

Ma aspetta, c’è di più! Per chi ha occupato da meno di dieci anni, arriva il colpo di grazia: niente diritto alla residenza, niente utenze di luce e gas. Un messaggio chiaro, che fa capire quanto la legalità qui sia un optional da concedere con il contagocce, se proprio non si può farne a meno.

La versione degli occupanti: non siamo i mostri che raccontano

Naturalmente, queste famiglie negano con veemenza di essere quei criminali del palazzo, quelli che “tolgono la casa a chi ne ha diritto”. Anzi, sottolineano di aver quasi tutti fatto domanda di casa popolare prima di agire con l’occupazione. E, ciliegina sulla torta, lamentano la presenza di migliaia di alloggi vuoti, un vero e proprio spreco e, volendo, un pessimo sintomo di un sistema che sembra giocare a fare il gioco dell’oca sulle spalle di chi non ha alternative.

La richiesta è semplice da un punto di vista umano (seppur ignota a molti burocrate): esaminare ogni caso singolo, offrire una possibilità concreta di regolarizzazione e liberarsi una volta per tutte da questo “tunnel angoscioso dell’incertezza abitativa”. Parole scritte quasi con rassegnata speranza.

Alleanza Verdi Sinistra prende posizione (e il palco)

Onorio Rosati, consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra, non ha perso tempo a dichiarare il suo appoggio, con la consueta delicatezza politica:

“Penso che la richiesta degli inquilini occupanti debba essere ascoltata. Di fronte a questi casi personali non ci si può continuare a girare dall’altra parte. È un problema che non va affrontato con lo sfratto né con sanatorie, ma con la regolarizzazione caso per caso.”

Non meno convinto, Tommaso Gorini, capogruppo di Europa Verde a Milano, ha promesso di portare la “causa” di queste famiglie direttamente a Palazzo Marino, perché la sacralità del voto passa anche per queste beghe sociali.

Michele Foggetta, capogruppo di AVS a Sesto San Giovanni, ha aggiunto quel tocco da campagna elettorale che non guasta mai, ricordando che a Milano e nell’area metropolitana i case sfitte sono “migliaia” e proponendo di distinguere, con un certo tatto, i “furbi” dai “poveri disgraziati” finiti lì loro malgrado. Insomma, una soluzione che sarebbe semplice se solo la politica non si divertisse a complicare tutto come un romanzo poliziesco senza finale.

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