Cargo britannico colpito nel Golfo di Hormuz, perché sembrare un incidente è troppo banale

Cargo britannico colpito nel Golfo di Hormuz, perché sembrare un incidente è troppo banale
Iran e Russia si esercitano nella simulazione di un salvataggio di una nave dirottata durante le manovre congiunte nel porto di Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz, in Iran, il 19 febbraio 2026. La vita in questo angolo del mondo scorre veloce, soprattutto quando le acque si tingono di tensioni belliche e diplomatiche degne di un thriller di serie B.

Ma non è finita qui: tre navi al largo della costa iraniana sono state colpite da proiettili, come ha riferito con tono preoccupato l’UK Maritime Trade Operations. Beh, una specie di normale routine per chi naviga nelle acque belligeranti dello Stretto di Hormuz. Una di queste navi ha subìto colpi a soli 11 miglia nautiche a nord dell’Oman, provocando un incendio e una bella evacuazione di emergenza del suo equipaggio. Che cosa romantica, un fuoco in mare.

Non contenti, due altri episodi sono stati registrati la mattina dello stesso mercoledì: una nave colpita da proiettili a circa 50 miglia nautiche a nord-ovest di Dubai e un’altra danneggiata al largo della costa degli Emirati Arabi Uniti. Il manico del pomodoro della sicurezza marittima, al solito, consiglia ai tragitti di agire con “massima prudenza” e di riferire ogni movimento sospetto, come se davvero potessero cambiare le cose.

Nel frattempo, il traffico marittimo nello Stretto, questa gola strategica che collega il Golfo Persico e il Golfo di Oman, si è praticamente fermato: da quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato i loro soliti raid aerei sul Iran il 28 febbraio, tutto è diventato un grande caos. Il 20% del petrolio e gas globale dovrebbe attraversare questo passaggio, ma ci penseranno le bombe, giusto?

Nel frattempo gli Stati Uniti, sempre pronti a interpretare il ruolo dell’arbitro che si auto-certifica giustizia, hanno affondato diverse navi iraniane, tra cui ben 16 posamine, proprio vicino allo Stretto di Hormuz. Un’azione che senza dubbio contribuisce a rendere il posto ancora più “sicuro” per il commercio internazionale…

Inoltre, con la voce di un manager stressato ma deciso, il presidente Donald Trump ha dichiarato che se il Iran ha piazzato delle mine, “vogliamo che vengano tolte, IMMEDIATAMENTE!” Evidentemente, rimuovere le mine proprio mentre si affondano navi è una priorità altissima nel caos mediorientale.

L’UK Maritime Trade Operations ha raccolto, tra il 28 febbraio e l’11 marzo, ben 17 segnalazioni di eventi strani e poco piacevoli intorno al Golfo Persico, allo Stretto di Hormuz e al Golfo di Oman: 13 di attacchi veri e propri e 4 di attività sospette. Un vero e proprio festival del disastro marittimo. Se questa non è una manifestazione di cooperazione internazionale indivisibile, poco ci manca.

Un Mare di Contraddizioni

Non c’è niente di meglio per garantirsi la pace e la sicurezza in una regione così delicata che sventagliare arsenali, affondare navi e disturbare il passaggio di petrolio, giusto? Tra gli “alleati” che si lanciano accuse reciproche e misteriose “attività sospette”, il vero obiettivo sembra proprio essere quello di non lasciar mai tranquilla una delle zone più sensibili del pianeta. E il mondo a guardare, con quegli occhi spiritati di chi sa che tra retoriche di pace e interventi militari il vero business, in fondo, è proprio quello del caos.

Nel frattempo, le compagnie di navigazione possono solo alzare le spalle e prepararsi a nuovi colpi di scena, mentre i governi si scambiano dichiarazioni altisonanti di condanna e promessa di indagini, come se la sicurezza dello Stretto dipendesse davvero dalla gentilezza delle parole. Una commedia tragicomica che si ripete sempre uguale, con il petrolio come inflessibile premio finale.

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