Canada sotto choc, una donna trasforma un liceo in un bollettino di guerra: 10 morti e 27 feriti in un lampo di follia

Canada sotto choc, una donna trasforma un liceo in un bollettino di guerra: 10 morti e 27 feriti in un lampo di follia

Un tranquillo pomeriggio nella pittoresca remota cittadina di Tumbler Ridge, con poco più di 2.400 anime e circondata dalle montagne della British Columbia, è stato brutalmente interrotto da un episodio degno di un oscuro thriller americano. Almeno dieci morti e 27 feriti si contano dopo una sparatoria che ha fatto saltare in aria ogni minimo concetto di sicurezza e serenità in questo angolo di mondo canadese.

Sette vittime sono cadute all’interno della scuola secondaria locale, quella stessa scuola che ospita appena 175 studenti tra medie e superiori, mentre altre due persone sono state trovate morte in un’abitazione collegata all’incidente. Perché ovviamente, se un’arma da fuoco ti fa visita, meglio spargere un po’ di dramma familiare in giro, no? La solita scintilla di follia che si accende e provoca un effetto domino di terrore.

Gli investigatori hanno dato una descrizione molto precisa della persona ritenuta responsabile: “una donna in abito con capelli marroni”. Non esattamente un’identità, ma abbastanza per infondere un alone di mistero a questa triste vicenda. Ovviamente, è stata trovata morta dentro la scuola con una ferita che sembra autoinflitta. Ah, quel romanticismo tragico della scena del crimine tanto caro ai manuali di polizia.

L’allarme per un “active shooter” è scattato nel primo pomeriggio, costringendo l’istituto a un lockdown che niente è, se non lo spettacolo perfetto per alimentare ancora più panico nelle menti dei distratti cittadini. La polizia ha trovato sei corpi all’interno della scuola, con una settima vittima che è morta durante il trasporto in ospedale. Nel frattempo, operazioni di perquisizione sono tuttora in corso in altre abitazioni della zona, nel tentativo di scovare qualche altro “collegamento” con questa inutile strage.

L’effetto “solidarietà di circostanza” e l’inevitabile cordoglio ufficiale

Il premier Mark Carney, evidentemente incapace di farsi due giorni di respiro dai suoi impegni, ha deciso che la sua presenza alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco è meno importante del “devastante” smacco di questa “violenza orribile”. Preferisce stare a casa a scaldare la poltrona e magari lanciare qualche frase ad effetto, quelle che non mancano mai nei drammi nazionali del momento.

Dal canto suo, il premier della provincia di British Columbia, David Eby, ha definito l’atto “inimmaginabile”, perché ovviamente non abbiamo mai visto tragedie simili prima, specie in un paese così civilissimo e pacifico come il Canada. Pura innovazione in fatto di tragedie.

Ken Floyd, sovrintendente della Royal Canadian Mounted Police (RCMP), ha fatto sapere ai giornalisti che il movente resta un mistero fitto e che gli investigatori stanno facendo gli straordinari per capire che cosa diavolo potesse spingere qualcuno a trasformare una scuola in un teatro di morte. Se solo avessero provato con la meditazione o un corso di yoga.

La città di Tumbler Ridge, più di 1.000 chilometri a nord di Vancouver e a due passi dal confine con l’Alberta, sta ancora cercando parole adeguate per spiegare il dolore che ha travolto questa piccola comunità, chiamata all’ennesima prova di fragilità di fronte alle violenze che diventano sempre più “normali”.

Mark Carney ha così commentato senza risparmiare ipocrisia:

“Mi unisco ai canadesi nel piangere coloro le cui vite sono state irrimediabilmente cambiate oggi, e ringrazio il coraggio e l’altruismo dei primi soccorritori che hanno rischiato la vita per proteggere i loro concittadini”.

Carney ha proseguito con la classica litania della “capacità di unirci nelle crisi”, enfatizzando empatia, unità e compassione reciproca. Frasi che sembrano uscite da un manuale di comunicazione post-disastro, ma che, si sa, servono a far passare il messaggio che il governo c’è, anche se spesso lo dimostra più con parole che con fatti.

Non ha dimenticato di sottolineare di aver contattato il premier Eby e il ministro della Pubblica Sicurezza Gary Anandasangaree, che sta “coordinando la risposta federale”, così da farci sentire che l’apparato statale è in piena mobilitazione. Peccato che la mobilitazione sembri spesso limitata ai tweet e alle conferenze stampa.

Infine, l’inno ufficiale di solidarietà: il governo canadese è “al fianco di tutti i cittadini della Columbia Britannica che affrontano questa orribile tragedia”. La solita frase di rito, da ripetere fino alla nausea, mentre si attendono soluzioni concrete per evitare che queste pagine nere si moltiplichino come fossero inevitabili.

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