Una brillante serie televisiva statunitense-messicana, composta da dodici puntate, prende vita grazie alla creatività di Jorge Dorantes, che ha avuto la geniale idea di ispirarsi a un’inchiesta giornalistica di Kevin Sieff pubblicata sul Washington Post. Perché nulla dice “intrattenimento di qualità” come un po’ di giornalismo investigativo declinato in formato seriale, giusto?
Ovviamente, la serie promette di essere il perfetto connubio tra crudo realismo e narrazione avvincente, perché chi non vorrebbe seguire storie che, guarda un po’, hanno a che fare con fatti veri? Qualcuno potrebbe definire questa scelta “troppo ambiziosa”, ma noi preferiamo chiamarla semplicemente “marketing intelligente”.
Il quadro si completa con l’atmosfera tipica del confine tra Stati Uniti e Messico, un terreno fertile per trame intrise di politica, corruzione, e quel pizzico di dramma umano che non guasta mai. Insomma, un cocktail perfetto per tenere a bada il sonno di qualsiasi spettatore con velleità da sognatore impegnato.
Naturalmente, non mancheranno i colpi di scena, le rivelazioni sconvolgenti e, perché no, qualche rappresentazione stereotipata – perché quando si raccontano storie di confine, è piuttosto difficile evitare i cliché, ormai sono parte integrante del genere.
In definitiva, questa serie si presenta come un’operazione intelligente sotto tutti i punti di vista: attira gli amanti del realismo crudo, soddisfa gli appassionati di fiction drammatica, e offre al pubblico quel vago senso di partecipare a qualcosa di “importante”. O almeno, così dicono gli esperti di comunicazione.



