Le borse hanno deciso di prendersi una pausa dal divertimento venerdì, sprofondando dopo una serie di utili stellari da parte delle grandi banche. Evidentemente, questi risultati straordinari hanno fatto scattare il sospetto che la Federal Reserve voglia alzare i tassi d’interesse nelle prossime due riunioni. Chi l’avrebbe mai detto? Le banche guadagnano grazie ai tassi più alti, ma questo ci fa paura. Ironia della sorte, vero?
Nonostante tutto, i principali indici hanno chiuso la settimana con qualche sorriso: il Dow Jones ha guadagnato 400 punti, pari a un modesto 1,2%. Il S&P 500 è cresciuto dello 0,8%, mentre il Nasdaq Composite ha fatto un timido progresso dello 0,3%. Una vera e propria festa dell’equilibrio.
Venerdì, JPMorgan Chase ha pubblicato profitti e ricavi del primo trimestre che hanno polverizzato ogni aspettativa. Merito, ovviamente, della generosa stretta sui tassi operata dalla Fed. E non si sono fatti attendere nemmeno i risultati solidi di Citigroup, Wells Fargo e PNC Financial. Insomma, la festa delle banche non ha limiti.
Jamie Dimon, il CEO di JPMorgan, ha gentilmente avvertito gli investitori durante la conferenza post-utili che sarebbe meglio abituarsi all’idea di tassi d’interesse più alti e per un periodo più lungo di quanto chiunque potesse immaginare. In altre parole: preparatevi a soffrire un po’ di più, cari sognatori.
Strano ma vero, Wall Street sembra aver preso appunti e gli analisti ora scommettono con maggiore convinzione su un aumento dei tassi di un quarto di punto al meeting della Fed di maggio e un altro in giugno. Chissà che divertimento per i mercati finanziari!
Christopher Waller, governatore della Federal Reserve, ha rilasciato venerdì una dichiarazione che suona come una predica indisponente: la banca centrale deve continuare a stringere la politica monetaria, una manna dal cielo per chi ama vedere i mercati soffrire.
Anche Austan Goolsbee, presidente della Federal Reserve di Chicago, ha gettato ulteriore benzina sul fuoco, suggerendo che un’inversione a U negli Stati Uniti dopo il caos bancario del mese scorso non è solo possibile, ma “definitivamente” probabile. Comfortante, vero?
Nel frattempo, i dati sulle vendite al dettaglio sono scesi più del previsto, indicando che il potere d’acquisto degli americani si sta dissolvendo come neve al sole. E la prima economia mondiale che scricchiola fa sempre una gran figura nei telegiornali.
Per contro, il sentiment dei consumatori ad aprile è rimasto “abbastanza stabile”, nonostante il grande fantasma della recessione che continua a fare capolino nelle chiacchiere quotidiane, secondo l’ultimo sondaggio mensile dell’Università del Michigan. Stabilità apparente: il bicchiere è mezzo pieno… o mezzo vuoto, a seconda dell’umore.
Edward Moya, analista senior di mercato, ha riassunto tutto in una sola, bellissima frase: “C’era troppa roba da digerire questa mattina, ma la cosa chiave è che la Fed ha ancora spazio per fare più danni.” Grazie Mick Jagger, non l’avevamo capito.
Nel dettaglio della giornata, il Dow ha perso 144 punti, pari allo 0,4%. Il S&P 500 ha perso lo 0,2%, mentre il Nasdaq Composite si è afflosciato dello 0,4%. Tempi duri per chi sperava in un tocco di allegria.
Naturalmente, come ogni battito di mercato che si rispetti, i livelli potrebbero ancora oscillare leggermente mentre i mercati si sistemano al tramonto del trading giornaliero. Perché nulla è mai semplice con la Federal Reserve e le sue decisioni da capogiro.



