via Pacini, nel cuore della tanto amata zona Città Studi. È bastato un attimo, intorno alle 13 di un sabato qualunque, e voilà, la borsa è sparita insieme a due aspiranti ladri.
Due uomini, evidentemente specializzati nell’arte della fuga veloce, non hanno perso tempo. Al furto ha fatto seguito un immediato tentativo di scappare con il bottino, come se fossero protagonisti di un film di serie B. La sfortunata proprietaria, in un raro esempio di coraggio a 360°, ha provato a fermarli – tentativo degno di nota ma, ovviamente, inutile.
Naturalmente, la storia non poteva finire lì: proprio mentre i due ladri si illudevano di farla franca, sono arrivati gli agenti della polizia di stato, che hanno prontamente neutralizzato i fuggitivi. Chapeau alle forze dell’ordine per questa tempestiva comparsa, che ha evitato forse la trasformazione dell’episodio in un ennesimo caso irrisolto della cronaca cittadina.
I protagonisti? Due cittadini algerini, classe 2000 e 2002, con un curriculum “prevenuto” a dir poco interessante sotto forma di precedenti penali. Sono finiti quindi dietro le sbarre, accusati di furto, e si trovano ora in attesa del famigerato processo per direttissima, la cui rapidità sarà senz’altro proporzionale alla gravità del loro “curriculum”.
Il perfetto meccanismo della giustizia lampo
Non c’è nulla di più rassicurante nel sapere che, in un sistema giudiziario che spesso sembra muoversi con la lentezza di un bradipo stanco, qualche scena di efficienza riesce a farsi spazio. E mentre la città osserva con un misto di rassegnazione e speranza, la vicenda di via Pacini si trasforma in un piccolo esempio di cosa potrebbe accadere se la legge funzionasse davvero.
Peccato che sia più l’eccezione che la regola. Ma celebrarla ogni tanto è comunque terapeutico in questa giungla urbana dove il “furto della borsa” è ormai una routine quasi banale, e chi se la prende con una semplice tracolla è soltanto il pesce più debole in un mare infestato da squali con precedenti.
Una piccola- grande cronaca di provincia metropolitana che ci ricorda, con la punta di sarcasmo che merita, quanto l’arte del vivere civile sia spesso una recita mal diretta e ancor peggio interpretata. Ma, almeno questa volta, a calare il sipario sono stati i tutori dell’ordine. Applausi sarcastici a scena aperta.



