Inizia la stagione degli utili per le sette magnifiche del tech americano, un campionario di colossi pronti a deliziare gli investitori con numeri quasi da miracolo, proprio mentre i mercati scommettono su un’altra impennata delle borse.
Da un lato, il Nasdaq e lo S&P 500 hanno già brindato con nuovi record, riflettendo un ottimismo quasi sovrumano attorno a Apple, Amazon, Nvidia, Microsoft, Meta, Alphabet e Tesla — i sofferenti sette samurai della tecnologia made in USA. Dall’altro, ci si ritrova a fare i conti con il famoso “effetto Taco” (che, per i pochi che non lo sapessero, significa “Trump Always Chicken Out”), un’espressione colorita che sintetizza la perpetua danza dei rinvii e delle marce indietro dell’amministrazione a stelle e strisce sui negoziati commerciali che nessuno, per fortuna, prende troppo sul serio.
Il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick ha fissato per il 1° agosto la fatidica deadline per l’avvio dei dazi, salvo poi glissare candidamente dicendo che “nulla impedisce di continuare a parlare anche dopo”. Traduzione pratica? L’aria da ultimatum fa tanta scena ma si sa che nel gioco delle parti le porte restano aperte.
Eppure, al netto di questi teatrini politici, Wall Street continua a sognare in grande. Secondo FactSet, oltre l’86% delle 59 aziende dell’S&P 500 che hanno già reso noti i loro conti ha superato le aspettative, alimentando la fiducia che questa settimana sarà la volta buona per le magnifiche sette, che si preparano a svelare i risultati. Alphabet e Tesla saranno le prime a calcare il palcoscenico, seguite, come in un ineluttabile copione, da Meta e Microsoft, e infine Amazon e Apple, con Nvidia a chiudere il sipario ad agosto.
Un vero e proprio festival degli utili, dove i grandi del tech sono pronosticati come i motori principali della crescita, con una stima del +14% degli utili per le Magnificent Seven contro un modesto +3,4% per le altre 493 società dell’S&P 500. Numeri che fanno girare la testa agli investitori, facendoli quasi dimenticare che dietro quei colossi ci sono piani e promesse di intelligenza artificiale che alcuni vedono come oro colato, mentre altri sospettano semplicemente si stia pompando troppo il palloncino.
In parallelo, nei prossimi giorni arriveranno anche i risultati di colossi meno tecnologici ma pur sempre imponenti, come Verizon, AT&T, IBM, American Airlines, Honeywell, e altri ancora, per una carrellata che promette di tenere banco e alimentare il clima già bollente di questo periodo.
Ma al di là delle danze azionarie e dei proclami, è impossibile ignorare il solco che si sta scavando tra Stati Uniti ed Europa. Mentre i tech americani volano alto, cavalcando l’onda della trasformazione digitale e dell’AI, le grandi aziende europee arrancano, aggrappate a settori tradizionali che poco hanno a che vedere con il futuro brillante dell’innovazione.
Nonostante l’S&P 500 si sia preso la scena mondiale, e il mercato azionario europeo abbia persino sovraperformato finora nel 2024, i giganti industriali del Vecchio Continente sono costretti a guardare dall’alto il balzo spettacolare di Apple, Amazon e compagnia: la capitalizzazione congiunta delle Magnificent Seven ha raggiunto incredibili 18,8 trilioni di dollari, con un incremento del 10,2% solo da inizio anno.
In definitiva, mentre l’America sogna in grande, l’Europa sembra ancora barcamenarsi tra passato e futuro, facendoci chiaramente capire che nel gioco dell’innovazione non basta sventolare la bandiera, serve anche correre.



