Il piano è semplice e, soprattutto, geniale nell’intento (ammesso che qualcuno lo richieda davvero): aiutare i cittadini a evitare la trafila burocratica, e nel frattempo facilitare la vita a quei poveri impiegati dell’ufficio Appartenenza gruppo linguistico del tribunale di Bolzano. Ovvero, cercare di non farli impazzire tra scartoffie e appuntamenti fissi che fino a oggi sembravano scritti con inchiostro indelebile.
Ma cosa succede oggi appena compiuti i 18 anni per i fortunati residenti in Alto Adige? Ricevono dal proprio Comune una bella lettera, quella sì rigorosamente cartacea, con l’invito gentile a dichiarare a quale dei tre sacri gruppi linguistici appartengano: italiano, tedesco o ladino. E da lì comincia il pellegrinaggio in persona all’ufficio Appartenenza linguistica del tribunale, una tappa da affrontare solo su prenotazione – perché la burocrazia senza appuntamento è più una leggenda che realtà. Non contenti, si può anche andare dall’ufficio del giudice di pace, perché qualità e velocità non sono mai troppe quando si tratta di certificare la propria lingua madre.
Ciò che fa davvero sorridere è il tempismo: se si presentano entro 12 mesi, la dichiarazione vale subito. Ma se si sforano i tempi? Sorpresa! Occorre aspettare altri 18 mesi. Non si capisce se è per regalare un po’ più di suspense, o semplicemente per ricordare a tutti che stare lontani dagli uffici non è mai una buona idea. E ovviamente, per qualsiasi modifica o revoca, bisogna ancora scomodarsi di presenza: niente app o click, qui si torna all’antico, con visita fisica obbligatoria.
Finalmente la digitalizzazione (non così tanto)
Ecco dunque la stupefacente notizia: la Provincia Autonoma di Bolzano vuole digitalizzare questo processo tutto sommato molto “snello” (per modo di dire). Hanno pure iniziato a discutere con il temuto Garante della protezione dei dati personali, perché, si sa, uno non può mica digitalizzare senza il timbro di qualcuno che sorveglia i dati, soprattutto se si tratta di dichiarazioni di appartenenza etnica – roba seria, mica da poco.
Esattamente un anno fa, per la gioia di tutti, il Garante si è espresso con parere favorevole sullo schema di decreto della Provincia, quello che regola l’esecuzione della dichiarazione di appartenenza a uno dei gruppi linguistici in modalità telematica. Naturalmente, il benestare riguarda solo la fase iniziale, ossia la presentazione online della dichiarazione: perché, davvero, facilitare anche la modifica o la conservazione online sarebbe troppo rivoluzionario per ora. Quindi, per ora, accontentiamoci di poter inviare la dichiarazione e poi chissà, magari tra qualche lustro qualcun altro farà la magia di digitalizzare pure le modifiche.
In estrema sintesi, il Garante ha detto che la proposta della Provincia rispetta i criteri di sicurezza. Insomma, si può spedire la propria “etnia digitale” da casa senza paura che i dati finiscano nelle mani sbagliate. Per ora solo con l’invio, poi con un po’ di pazienza si vedrà cosa ne sarà delle modifiche e della conservazione. Progresso o tentativo di progresso? Non fidatevi troppo, ma almeno avete una nuova scusa per non fare code!
Per non lasciar spazio a dubbi, gli uffici della Provincia ci ricordano quanto questo progetto sia un capolavoro di complessità e richieda una pianificazione così precisa da far invidia ai migliori registi hollywoodiani. Prima di giocare con il digitale, infatti, si deve navigare a fondo nei meandri di autorizzazioni e regolamenti vari. La parte divertente, ovviamente, sarà implementare il sistema informatico.
Guarda un po’, per la soluzione tecnica si ripropone il sistema utilizzato per il fantasmagorico censimento linguistico del 2024, forse il più elettrizzante evento digitale mai ospitato dalla nostra provincia. Per partecipare, i cittadini sono stati invitati con tutte le istruzioni del caso a loggarsi su un portale online, muniti di indispensabile identità digitale Spid o carta d’identità elettronica. Con queste meraviglie della modernità, venivano generati codici super-secretissimi (token) e password (pin) individuali, per garantire quella famosa anonimizzazione che tutti amiamo tanto.
Ora, ovviamente, nessuno osa sbilanciarsi sui tempi per fare il grande salto verso questa rivoluzione digitale. La prudenza non è mai troppa quando si parla di “progetti prioritari” per l’amministrazione. Ne sognano le notti, quei burocrati, mentre noi aspettiamo impazienti che il digitale diventi finalmente meno un miraggio e più una realtà.


