Ah, nulla come un po’ di sano caos nel mondo placido degli investimenti per tenere svegli gli azionisti. Boaz Weinstein, il solito attivista dagli scenari apocalittici, ha deciso che è arrivato il momento di risvegliare le coscienze del consiglio di amministrazione di un fondo tecnologico gestito da Baillie Gifford. La soluzione proposta? Semplice: cacciare via tutti quanti e rimettere mano a quella che lui definisce una “distruzione di valore senza precedenti”. Ma andiamo con calma.
In una lettera fresca di stampa indirizzata al board dell’Edinburgh Worldwide Investment Trust (EWIT), il signor Weinstein, ovviamente armato della sua quota da circa il 30% in azioni del fondo tramite la sua azienda, la Saba Capital, ha lanciato un’accusa neanche troppo velata: il consiglio ha “oggettivamente e categoricamente fallito” nel generare i profitti promessi agli azionisti. Insomma, niente applausi, niente bonus, solo un bel dito medio diretto agli amministratori.
Per chi non lo sapesse, il portafoglio di EWIT è un mix globetrotter di aziende piccole e emergenti – pubbliche e private – specializzate in innovazione e trasformazione tecnologica. Tra i gioielli della corona, troviamo niente meno che la miniera di Elon Musk, la Space Exploration Technologies, più nota come SpaceX, che pesa per l’8,4% del portafoglio totale. Insomma, mica bruscolini.
Eppure, pare che la performance del fondo sia un po’ come quelle specialità culinarie a cui nessuno vuole davvero assaggiare: il valore netto (NAV) è cascato del 30,8% negli ultimi cinque anni, mentre il prezzo delle azioni ha fatto peggio, sbriciolandosi del 35%. Nel frattempo, il benchmark scelto dallo stesso fondo, il FTSE All-Share Index, ha invece sfrecciato in positivo con un +71,4%. Altro che tecnologia disruptiva, qui siamo di fronte a una performance quasi catastrofica.
Per metterla in termini più coloriti, il rendimento complessivo e il prezzo delle azioni di EWIT sono rimasti indietro rispetto all’indice di riferimento di oltre il 100% in cinque anni. È davvero una chicca questa magnitudo di distruzione di valore, ha commentato con sarcasmo Saba Capital.
Il patrimonio totale del fondo, a fine ottobre 2023, era pari a circa 847 milioni di sterline (quanto basta per sentirsi milionari, no?), ma questo non ha impedito al solito attivista di chiedere a gran voce un’assemblea generale per rimpiazzare completamente il board con un gruppo di “direttori qualificati e indipendenti”… roba che probabilmente non si vede dal Medioevo finanziario.
Weinstein non ha però lesinato sulla critica spietata nei confronti degli attuali amministratori. Ha definito “protratta e insopportabile” l’inazione del board, tirando in ballo la totale mancanza di fiducia nelle loro capacità di organizzare i necessari cambiamenti strategici. Parole dure, ma forse dovute se si pensa che questa non è mica la prima volta che Saba tenta di rivoluzionare EWIT: esattamente l’anno scorso avevano già provato, ma senza successo.
Il focus del signor Weinstein non si ferma qui: gestisce un hedge fund da 6 miliardi di dollari a New York, specializzato in operazioni di valore relativo sui crediti, e negli ultimi tempi ha fatto incetta di posizioni nei fondi di investimento britannici. Al recente Sohn London investment conference, ha perfino annunciato che si profila “una tempesta” nel settore UK, con sconti che si sono allargati in modo allarmante. Incrociamo le dita e aspettiamo la prossima mossa.
Nel frattempo, Baillie Gifford – la società di gestione al centro della bufera – si è trincerata dietro il silenzio. Nessun commento, nessuna replica, solo un tacito invito a lasciarli lavorare. Sarà curioso vedere come si evolverà questa soap opera finanziaria, dove l’unica certezza sembra essere l’ennesima guerra tra azionisti e dirigenti… con il pubblico a godersi lo spettacolo.



