Le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro si sono materializzate con un tempismo quasi cinematografico: appena un’oretta prima dell’appuntamento con il presidio del cosiddetto “campo largo”. E attenzione, largo non come un qualsiasi parcheggio, ma larghissimo, tanto da abbracciare tutto lo spettro politico dalla Rifondazione Comunista ai solitamente moderatissimi civici. Un raduno che, si dice, avrebbe dovuto reclamare il mitico «passo indietro» di Delmastro. Ma, si sa, la politica è una danza di passi avanti e passetti indietro che solo i più esperti fingono di capire.
Dunque eccoli lì, a piazza Santa Marta, proprio a due passi dal municipio e dalla sede di Fratelli d’Italia, un manipolo di circa duecento entusiasti incappucciati in sorrisi e battute da bar sociale, sventolanti le immancabili bandiere e dietro uno striscione che, già dopo pochi minuti, grazie al destino capriccioso della cronaca, è diventato così inutile da poter essere usato solo come fermacarte. Ah, la politica e le sue trasformazioni rapidissime! E per non farci mancare nulla, nello sfondo la dolce scena della vittoria del referendum nazionale – ovviamente – perché a Biella, be’, il Sì ha pure trionfato, ma a stento, con quella certezza traballante degna di un voto fatto col cappello in mano.
Il “Passo Indietro” che tutti aspettavano (forse)
La tensione sul «passo indietro» di Delmastro sembrava il copione perfetto per una tragedia greca mancata, con una platea di illustri oppositori pronti a cantare l’ira e a puntare il dito, mentre lui, evidentemente, ha scelto la via più rapida: la fuga con annesso comunicato stampa. Chissà se il sottosegretario si sarà sentito almeno un po’ come protagonista di un romanzo d’autore, oppure solo l’ennesima pedina nel gigantesco gioco del rimpasto politico.
In piazza, tra i battimani ironici e le foto selfie, qualcuno mormorava che questa protesta avesse più la parvenza di una festa, un curioso carnevale di populismo e demagogia. Dopotutto, cosa c’è di più travolgente di scendere in strada per chiedere le dimissioni di chi, nel frattempo, ha già preso l’ascensore verso l’uscita?
Il referendum nazionale e un risultato da manuale dell’incertezza
L’esito del referendum nazionale ha portato uno spirito di confuso trionfo tra i supporter del Sì, almeno finché non si è guardato un po’ più da vicino il dato di Biella, dove sì, hanno vinto, ma ‘di poco’. Come dire, un applauso a denti stretti per un risultato che nessuno osava definire schiacciante. Una vittoria, insomma, che più che un evento sembra un compromesso di cartapesta, perfetto specchio della situazione politica italiana: claudicante, litigiosa e sempre pronta a svoltare sul nulla.
In fondo, la piazza di Santa Marta si è rivelata il teatro ideale per mostrare tutto il teatro di un sistema che continua a girare su se stesso in una girandola di polemiche, manifestazioni e dichiarazioni altisonanti, che alla fine si tradurranno in un nulla di fatto, come al solito.



