Bff Bank scoperta: sapevano tutto ma hanno tenuto gli azionisti al buio, ovviamente

Bff Bank scoperta: sapevano tutto ma hanno tenuto gli azionisti al buio, ovviamente

Il giorno dopo l’esplosiva rivelazione dell’inchiesta penale per falso in bilancio a carico di Bff Bank, la ben nota banca milanese quotata in Borsa a Piazza Affari, è stato un vero e proprio bagno di sangue per gli azionisti meno previdenti. La quotazione ha subito un tonfo degno di un tuffatore olimpionico: un bel -20% accumulato in appena due sedute. Nulla come sentirsi il proprio portafoglio svuotarsi in un battito di ciglia, ovviamente.

È davvero sorprendente come, quando si mette sotto la lente la contabilità di una banca, ciò che emergano siano dettagli così “irrelevanti” da far crollare il valore delle azioni. Che sarà mai un’opinione di qualche magistrato, no? E soprattutto, com’è possibile che una banca che dovrebbe garantire solidità e trasparenza riesca a incorrere in accuse così gravi senza nemmeno un sintomo tempestivo? Misteri della finanza italiana.

Ma che cos’è davvero il falso in bilancio?

Il falso in bilancio non è altro che l’arte di dipingere un quadro perfetto della salute finanziaria di un’azienda usando pennellate di bugie. Consiste nel manipolare i dati contabili per mascherare perdite, aumentare ricavi inesistenti o nascondere debiti. In teoria, è un reato grave perché inganna gli azionisti, i clienti e il mercato.

Eppure, qualcuno sembra pensare che sia un dettaglio trascurabile quando riguarda istituti come Bff Bank. Evidentemente, la trasparenza è un optional nel mondo dorato delle banche quotate in Italia, dove si può incassare e poi… sperare che nessuno noti le “aggiustatine”.

Una caduta in picchiata nel nome dell’incertezza

Facciamo due conti sulle reazioni del mercato: due giorni, -20%, ossia un bel tonfo che fa sprofondare il titolo della banca sotto il peso di accuse di un credito dubbio e di conti “artisticamente” truccati. Gli investitori, probabilmente amanti del rischio solo quando la lente è ben pulita, si sono affrettati a voltare pagina, dimostrando che la fiducia è una moneta preziosa ma fin troppo fragile.

Insomma, tra una dichiarazione imbarazzata e l’altra, rimane il paradosso: un buon numero di istituzioni finanziarie in Italia sembra vivere su un equilibrio precario, costruito più sulla speranza che sulla verità contabile. Un bel capolavoro di ipocrisia amministrativa.

Il giochetto delle responsabilità (spoiler: nessuno si assume colpe)

Come spesso accade nel nostro meraviglioso sistema, le responsabilità si diluiscono come zucchero nell’acqua. I manager si difendono dicendo di aver agito “in buona fede” e le autorità sembrano più interessate a fare chiacchiere di facciata che a mettere realmente le mani nella marmellata. E intanto il mercato affonda.

E così, mentre su carta tutto sembra procedere alla grande, nella realtà la banca in questione si ritrova sotto accusa per aver fatto il classico trucco del prestigiatore: scambiare qualche fantasma per pilastro solido. Se serviva un esempio lampante di come funziona la finanza italiana, eccolo servito.

Chi paga il conto? Naturalmente, gli azionisti

Nel gran circo dei mercati, c’è sempre qualcuno che mette il becco dove non dovrebbe e paga il conto. Questa volta tocca agli azionisti di Bff Bank, che si ritrovano a marcire nel carcere dorato dei loro investimenti svaniti. Il messaggio è chiaro: se pensate di guadagnare investendo in banche italiane, preparatevi a un tour tra buchi neri e montagne russe.