Bergamo sotto choc: uomo si lancia su bimba di 18 mesi al supermercato, pensava fosse una bambola da portare via?

Bergamo sotto choc: uomo si lancia su bimba di 18 mesi al supermercato, pensava fosse una bambola da portare via?
Bergamo ha deciso di mettere fine a un’escalation di pura follia urbana, arrestando un cittadino rumeno senza fissa dimora e, vogliamo sottolinearlo, incensurato. Il motivo? Aver tentato di rapire una bambina di appena un anno e mezzo, provocandole persino una frattura al femore. Un gesto degno di un romanzo noir che però, ahimè, si è svolto sotto gli occhi increduli di una tranquilla famiglia bergamasca.

Verso l’una del pomeriggio, l’uomo si è presentato davanti a un supermercato cittadino proprio nel momento esatto in cui una famiglia stava uscendo: papà, mamma e la loro piccola. Come un protagonista uscito male da un film dell’orrore, ha afferrato la bimba per le gambe con la violenza che solo chi non ha nulla da perdere sa sfoderare, cercando di tirarla con forza all’interno del centro commerciale, mentre la madre disperata tratteneva la mano della piccola con tutta la forza possibile.

Ovviamente la donna non si è fatta certo intimidire: ha reagito all’istante, tirando verso di sé la figlia e scatenando un pandemonio nell’aria con urla di richiesta d’aiuto. Non che l’uomo trovasse chissà quale sostegno, perché subito dopo sono intervenuti il padre, alcuni passanti e la squadra di vigilanza – un dettaglio che ci ricorda quanto sia importante la presenza umana nei luoghi pubblici, nonostante la tecnologia e la videosorveglianza che tanto amiamo agitare come bacchetta magica.

Gli energumeni armati di buonsenso hanno bloccato il rapitore fino all’arrivo degli agenti di polizia, che hanno provveduto a mettere in sicurezza la bambina. Le testimonianze degli spaventati presenti e le immagini delle videocamere di sorveglianza hanno fatto il resto, aiutando a ricostruire fedelmente la dinamica dell’inquietante episodio.

Peccato che l’inattesa protagonista di questo teatrino di terrore sia finita all’ospedale con una frattura al femore, risultato della violenza subita. Il protagonista del nostro racconto, invece, si trova ora in carcere, incriminato per sequestro di persona aggravato – perché, ovviamente, colpire una minorenne sotto i quattordici anni si merita una menzione speciale nel codice penale – e per lesioni aggravate. Ora aspetta solo che un giudice convalidi l’arresto, mentre il pubblico osserva con un misto di incredulità e sollievo.

Una tragedia evitabile o un brutto capitolo nella cronaca urbana?

Questo episodio, che avrebbe fatto drizzare le antenne anche al più distratto degli osservatori, getta una luce poco rassicurante sul senso di sicurezza nelle nostre città e sulla realtà di chi viene definito “senza fissa dimora”, un etichetta che spesso nasconde storie complicate ma, evidentemente, non meno pericolose.

Bisogna domandarsi, con un sorriso sarcastico che tenta di celare lo sconcerto: che tipo di interventi sociali e di controllo esistono realmente se un individuo incensurato può arrivare a un gesto del genere nel cuore di una città conosciuta più per la sua cultura e la sua industria che per la criminalità?

E ancora, mentre la vittima più innocente di questa storia si aggrappa alla sua giovane vita, ci si chiede quanti altri episodi simili rimangano nascosti sotto il tappeto della normalità. Il dramma di Bergamo è un richiamo implacabile a non abbassare mai la guardia, a pretendere un sistema di sicurezza e assistenza sociale che non faccia acqua da tutte le parti, ma che protegga veramente chi non sa difendersi da uno squilibrio che può trasformarsi in violenza atroce.

Un grazie a chi è corso in soccorso di quella famiglia, a chi ha bloccato il rapitore e alla polizia che ha fatto il suo dovere. Ma un’amara considerazione resta: in un’epoca di mille parole sull’inclusione, la prevenzione e il rispetto, c’è ancora moltissimo da fare, soprattutto per non ritrovarci a raccontare di rapimenti e violenze come se fossero ineluttabili fatti di cronaca quotidiana.

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