Bellocchio racconta la tragedia infinita di Tortora e la sua giustizia che fa acqua da tutte le parti

Bellocchio racconta la tragedia infinita di Tortora e la sua giustizia che fa acqua da tutte le parti

Ah, il glorioso ritorno di Marco Bellocchio dietro la macchina da presa! Questa volta, ci delizia con “Portobello”, una serie in sei episodi che esordirà il 20 febbraio su HBO Max. Prepariamoci a immergerci nell’incubo giudiziario di Enzo Tortora, un vero e proprio monumento alla giustizia che si incarta da solo. La trama ci trasporta in un’odissea kafkiana dove il nostro protagonista viene condannato a una decina d’anni di prigione per mano del maxiprocesso contro la Nuova Camorra Organizzata. Deliziosamente paradossale, no?

La ciliegina sulla torta? L’assoluzione, quella sì definitiva, arriva solo nel 1986, quando il nosocomio giudiziario ha finito di inchiodarlo. Peccato che nel 1987 Tortora muoia prematuramente, a soli cinquantanove anni, per un tumore. Non c’è davvero niente da fare: la giustizia che arriva in ritardo diventa più velenosa della malattia stessa.

Dopo aver cianciato su “Esterno Notte” e il famigerato caso di Aldo Moro, Bellocchio ha deciso che è tempo di tornare a dirigere Fabrizio Gifuni, che veste i panni di Tortora in quello che è probabilmente uno dei capitoli più controversi, delicati e francamente assurdi della recente storia italiana. Perché sì, la crisi della giustizia italiana merita davvero una fiction tutta sua.

Il cast, come al solito, è una cartucciera ben fornita: accanto a Gifuni troviamo il fascino onirico di Barbora Bobulova, il carisma di Alessandro Preziosi, la verve di Lino Musella e la presenza intensa di Romana Maggiore Vergano. Con una squadra così, non resta che incrociare le dita e sperare che questa volta l’arte riesca a raccontare con un po’ più di senso il disastro giudiziario che ha segnato la vita di un uomo e l’equilibrio morale di un paese.

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