Ah, Alessandro Bastoni, il giovane e promettente difensore dell’Inter che ha avuto l’onore di essere candidato al premio “Rosa Camuna”. Non per una straordinaria prodezza sportiva o chissà quale impresa epocale, ma per il suo “valore sportivo” e, udite udite, per la sua “capacità di affrontare con serietà e correttezza anche i momenti più difficili”. E quali sarebbero questi momenti di crisi? Ovviamente, la sua performance teatrale durante la partita contro la Juventus il 14 febbraio scorso, durante la quale una sua simulazione ha portato all’espulsione del povero Pierre Kalulu, difensore bianconero.
Non si tratta di uno scherzo: il premio “Rosa Camuna” è un’onorificenza che dal lontano 1996 viene assegnata annualmente dalla giunta regionale lombarda a persone che si sono *distinte* nei campi più vari, da quello sportivo a quello accademico, passando per quello medico e sociale. L’anno scorso a brillare in ambito sportivo fu niente meno che Cesc Fàbregas, allenatore del Como. Già, da calciatore a allenatore, ma questa è un’altra storia.
Il caso Bastoni: una tragedia teatrale in campo
Insomma, Bastoni si è trovato al centro della scena – e non in senso positivo – per un gesto che definire “discutibile” è un eufemismo, quel gesto scenico che ha fatto infuriare stampa, tifosi e avversari. Da quel momento, ogni volta che gioca in trasferta, il povero difensore diventa bersaglio di fischi incessanti, come se la sua carriera si riducesse a quel singolo episodio. Ma la parte più paradossale è che ora viene candidato a un premio di prestigio perché avrebbe “mostrato maturità” nel riconoscere pubblicamente il proprio errore.
Perché, come sappiamo, nel calcio è davvero raro che un giocatore ammetta di aver sbagliato a fingere un contatto inesistente per far espellere l’avversario. Che clamorosa novità.
Una candidatura bipartisan: politica e calcio, un connubio inscindibile
Ecco il vero colpo di scena: la candidatura non arriva da qualche appassionato tifoso né tantomeno da un ente sportivo, ma addirittura dal presidente del Consiglio regionale lombardo Federico Lombardi (di Fratelli d’Italia) insieme al consigliere del Partito Democratico Pietro Bussolati. Abbiamo quindi una candidatura bipartisan, pietra miliare della politica, che getta sui giornali un velo di rispettabilità su questo teatrino calcistico.
In un comunicato congiunto, i due politici definiscono Bastoni “uno dei volti più autorevoli e riconoscibili del calcio lombardo, italiano ed europeo”, un apprezzamento che sfocia sempre nel surreale considerando che stiamo parlando di un giocatore noto soprattutto per una sceneggiata da manuale.
Ancora più interessante è il passaggio in cui sottolineano “la maturità dimostrata nel riconoscere pubblicamente un proprio errore”, una specie di dote così rara che meriterebbe forse un premio tutto suo, visto che molti calciatori preferiscono far finta di nulla quando vengono pizzicati con le mani nella marmellata.
Inoltre, i nostri statisti evidenziano come “episodi analoghi si verificano con frequenza sui campi di calcio senza suscitare la stessa eco”, ovvero queste sceneggiate sono così comuni da essere la regola, ma solo questa in particolare ha sollevato un putiferio degno di un evento storico. Un’inaspettata trasparenza “esemplare” in un ambiente notoriamente abituato al silenzio e alla menzogna.
Tra onori e fischi: il destino scelto per Bastoni
I pronostici sul vincitore del premio si conosceranno tra giugno e luglio. Ma, a quanto dicono fonti interne alla regione, con un tale sostegno bipartisan e con la firma del presidente del Consiglio lombardo, le possibilità di vittoria del nostro protagonista sono tutt’altro che remote. Del resto, quando la politica ci mette la faccia, il premio è quasi già prenotato.
Alla fine, l’epopea di Alessandro Bastoni dimostra una cosa fondamentale: nella modernità del calcio contemporaneo, non serve essere eroi o campioni senza macchia. Basta saper recitare bene, riconoscere il “proprio” errore con un po’ di teatrino post-partita e avere al fianco qualche politico ben disposto. E il gioco è fatto: premio in tasca e applausi ipocriti dal pubblico di turno.



