Che spettacolo esilarante! Con soli 228 voti favorevoli contro 311 contrari e un esercito di 92 astensioni, i deputati hanno deciso di bocciare l’estensione di una deroga temporanea alla direttiva ePrivacy. Vuoi mettere la coerenza? Il Parlamento, infatti, si era pure mostrato entusiasta all’idea di una proroga, anche se più corta (fino ad agosto 2027) e con qualche accorgimento per salvaguardare la privacy, ma evidentemente l’amore dura poco.
Ma non finisce qui: i soliti negoziati con il Consiglio che precedevano questa farsa hanno prodotto… niente. Ostinazione, si direbbe, perché alla fine la deroga morirà dopo il 3 aprile 2026. Applausi per l’efficienza.
Lo scopo di questa proroga tanto bistrattata era – udite udite – permettere ancora per un po’ ai fornitori online di segnalare, su base volontaria, quei contenuti di abusi sessuali su minori, così, giusto per non perdere completamente il controllo nel vuoto dei negoziati su una soluzione definitiva, che ancora latita all’orizzonte.
Un contesto che fa ridere (o piangere)
Non è la prima volta che questo teatrino va in scena: la deroga volontaria non solo era già stata prorogata nel 2024 (da non perdere, eh), ma il Parlamento aveva annunciato con enfasi la sua intenzione di iniziare finalmente i negoziati per un quadro permanente già a novembre 2023. Promesse, promesse…
Nel frattempo, il Consiglio avrebbe dovuto adottare la propria posizione entro novembre 2025. Così, a oggi, si fatica ancora a vedere qualcosa di concreto in questo “meraviglioso” percorso, fatto più di rinvii e incomprensioni che di fatti.
Insomma, mentre l’orologio corre e la deroga si avvicina al suo fatale tramonto, sembra proprio che il vero abuso sia quello politico. Ma niente paura, più dibattito, meno azione: l’Europa ci tiene a farci compagnia con la triste commedia della burocrazia eterna.



