Bank of England pronta a sparigliare le carte con la nuova mossa sui tassi di novembre 2025

Bank of England pronta a sparigliare le carte con la nuova mossa sui tassi di novembre 2025

L’economista Andrew Wishart di Berenberg lo spiega così:

“Se il budget includerà un aumento delle imposte sul reddito, questo aggraverà il già greve calo dei redditi reali delle famiglie, dovuto all’inflazione elevata e al rallentamento della crescita salariale. Con questi fattori che pesano sulla domanda, è naturale aspettarsi un allentamento dell’inflazione.”

E qui arriva per magia la manna per la Bank of England:

“Questo potrebbe permettere alla banca centrale di tagliare i tassi di interesse per almeno due volte il prossimo anno, fino al 3,5%. E se la stretta fiscale sarà efficiente, si potrebbe anche pensare a un terzo taglio nel 2026, fino al 3,25%.”

Insomma, l’oscura arte della politica monetaria e fiscale britannica si traduce in una danza di aumenti fiscali contro tagli dei tassi, nel tentativo più o meno disperato di dominare un’inflazione che, naturalmente, fa sempre quel che le pare. Nel frattempo, la cosiddetta “stabilità” è un ospite molto sfuggente proprio in quel di Londra, dove ogni decisione sembra un tiro alla fune tra economia reale e illusioni numeriche.

Come spiega Turner:

“A dicembre i decisori non avranno ancora i nuovi forecast, ma avranno ben presente il bilancio e analisi sull’impatto del budget.”

Il Budget d’Autunno: la danza delle tasse e delle illusioni

Il tempismo di questa riunione è quanto mai perfetto: arriva proprio prima dell’Autumn Budget del 26 novembre, dove la Chancellor Rachel Reeves sembra ormai pronta a sfornare un bel po’ di aumenti fiscali — giusto per coprire quel piccolo dettaglio che chiamano “buco fiscale”, stimato tra i 20 e i 50 miliardi di sterline. Ovviamente, i calcoli sono basati su previsioni iperottimistiche riguardo produttività, costo del debito e tutte quelle giochetti da quattro soldi fatti con le politiche sociali.

La Reeves ha già suggerito che un aumento delle tasse è in arrivo, e tra le possibilità c’è pure un incremento dell’imposta sul reddito. Altre piccole “spintarelle” fiscali, insomma, giusto per deprimere ulteriormente la domanda dei consumatori e, sorpresa, ridurre la pressione inflazionistica. Un piano che sembra fatto apposta per creare “benessere” economico da manuale dei disastri.

L’economista Andrew Wishart di Berenberg lo spiega così:

“Se il budget includerà un aumento delle imposte sul reddito, questo aggraverà il già greve calo dei redditi reali delle famiglie, dovuto all’inflazione elevata e al rallentamento della crescita salariale. Con questi fattori che pesano sulla domanda, è naturale aspettarsi un allentamento dell’inflazione.”

E qui arriva per magia la manna per la Bank of England:

“Questo potrebbe permettere alla banca centrale di tagliare i tassi di interesse per almeno due volte il prossimo anno, fino al 3,5%. E se la stretta fiscale sarà efficiente, si potrebbe anche pensare a un terzo taglio nel 2026, fino al 3,25%.”

Insomma, l’oscura arte della politica monetaria e fiscale britannica si traduce in una danza di aumenti fiscali contro tagli dei tassi, nel tentativo più o meno disperato di dominare un’inflazione che, naturalmente, fa sempre quel che le pare. Nel frattempo, la cosiddetta “stabilità” è un ospite molto sfuggente proprio in quel di Londra, dove ogni decisione sembra un tiro alla fune tra economia reale e illusioni numeriche.

Un’ottima notizia per gli amanti delle sorprese prevedibili: la Bank of England si appresta a prendere una decisione sui tassi di interesse, l’ultima prima del famigerato Autumn Budget di novembre. Gli economisti, con la loro consueta certezza vacillante, sembrano concordare che probabilmente i tassi rimarranno fermi. Ma attenzione, il condizionale è d’obbligo: mai dire mai.

Dean Turner, capo economista per l’eurozona e il Regno Unito presso l’UBS Global Wealth Management, si esprime così:

“Non possiamo mai sapere con certezza da che parte penderà una riunione, ma questa è tra le più difficili da prevedere da tempo.”

Non è tanto una questione se la banca taglierà i tassi prima o poi — no, no, questo è scontato, perché se la politica resta rigida, l’inflazione si allenta e la crescita resta fiacca, i tassi devono scendere. La vera difficoltà è indovinare il momento esatto. Un esercizio di pura divina previsione economica.

La maggior parte degli analisti si attende che i nove membri del Monetary Policy Committee terranno il tasso di riferimento al 4% durante la riunione di novembre. Peccato che qualche illuminato come Barclays, Nomura, Mizuho e Unicredit giuri che ci sarà un taglio a sorpresa già oggi, fino al 3,75%.

Il capo stratega di Barclays Private Bank, Julien Lafargue, ammette candidamente che la decisione è “molto equilibrata”. Tradotto: il fatto che sappiano cosa fare è tutt’altro che chiaro. La certezza è che, comunque vada, i tassi caleranno probabilmente già a dicembre e proseguiranno nel corso del prossimo anno, grazie a un’inflazione apparentemente immobile a settembre, ferma al 3,8%, e a un mercato del lavoro che sembra iniziare a cedere sotto il peso della realtà.

Secondo una perizia di Oxford Economics, gli utenti del trono del tasso preferiscono il rischio di agire troppo lentamente piuttosto che troppo in fretta. Prima di azzardare una stretta riduzione, vogliono vedere evidenze solide: sorprese continue in calo nei dati economici e, soprattutto, una crescita salariale che rallenta fino a un ritmo compatibile con gli obiettivi.

Allan Monks, capo economista per il Regno Unito presso JP Morgan, afferma:

“Se la Bank of England decide di fermarsi questa settimana, la vera domanda sarà quando arriverà il prossimo taglio. Crediamo che ulteriori sorprese al ribasso nei dati sull’inflazione e nel mercato del lavoro guideranno la decisione. Per esempio, un aumento della disoccupazione al 4,9% a settembre sarebbe davvero qualcosa di significativo, così come ulteriori rallentamenti nelle crescite mensili di CPI core e dei salari privati.”

Se i tassi rimarranno fermi giovedì, Turner di UBS prevede che la Bank of England darà un sonoro segnale: il taglio arriverà sicuramente entro febbraio, forse addirittura a dicembre, giusto in tempo per l’Autumn Budget.

Come spiega Turner:

“A dicembre i decisori non avranno ancora i nuovi forecast, ma avranno ben presente il bilancio e analisi sull’impatto del budget.”

Il Budget d’Autunno: la danza delle tasse e delle illusioni

Il tempismo di questa riunione è quanto mai perfetto: arriva proprio prima dell’Autumn Budget del 26 novembre, dove la Chancellor Rachel Reeves sembra ormai pronta a sfornare un bel po’ di aumenti fiscali — giusto per coprire quel piccolo dettaglio che chiamano “buco fiscale”, stimato tra i 20 e i 50 miliardi di sterline. Ovviamente, i calcoli sono basati su previsioni iperottimistiche riguardo produttività, costo del debito e tutte quelle giochetti da quattro soldi fatti con le politiche sociali.

La Reeves ha già suggerito che un aumento delle tasse è in arrivo, e tra le possibilità c’è pure un incremento dell’imposta sul reddito. Altre piccole “spintarelle” fiscali, insomma, giusto per deprimere ulteriormente la domanda dei consumatori e, sorpresa, ridurre la pressione inflazionistica. Un piano che sembra fatto apposta per creare “benessere” economico da manuale dei disastri.

L’economista Andrew Wishart di Berenberg lo spiega così:

“Se il budget includerà un aumento delle imposte sul reddito, questo aggraverà il già greve calo dei redditi reali delle famiglie, dovuto all’inflazione elevata e al rallentamento della crescita salariale. Con questi fattori che pesano sulla domanda, è naturale aspettarsi un allentamento dell’inflazione.”

E qui arriva per magia la manna per la Bank of England:

“Questo potrebbe permettere alla banca centrale di tagliare i tassi di interesse per almeno due volte il prossimo anno, fino al 3,5%. E se la stretta fiscale sarà efficiente, si potrebbe anche pensare a un terzo taglio nel 2026, fino al 3,25%.”

Insomma, l’oscura arte della politica monetaria e fiscale britannica si traduce in una danza di aumenti fiscali contro tagli dei tassi, nel tentativo più o meno disperato di dominare un’inflazione che, naturalmente, fa sempre quel che le pare. Nel frattempo, la cosiddetta “stabilità” è un ospite molto sfuggente proprio in quel di Londra, dove ogni decisione sembra un tiro alla fune tra economia reale e illusioni numeriche.

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