Che favola tragica e grottesca ci arriva da Bordighera, precisamente dalla villetta in cima a Montenero, dove una bambina di due anni ha perso la vita in circostanze che definire enigmatiche è un eufemismo. La protagonista involontaria di questo dramma è Manuela Aiello, 39 anni, mamma dal curriculum a dir poco sfumato, arrestata ieri sera per omicidio preterintenzionale. Come se non fosse abbastanza, il suo racconto è un capolavoro di contraddizioni – forse una nuova forma di narrativa criminale – che la procura di Imperia ha rigettato senza mezzi termini.
Al termine di un interrogatorio lungo e probabilmente esasperante, la donna è stata accompagnata al carcere di Genova Pontedecimo, una destinazione che fa chiaramente presagire che ci siano più di qualche ombra sulla sua versione dei fatti. Non credete a quell’ingenuità di chi promette la propria innocenza a spada tratta: gli investigatori, guidati dal sostituto procuratore Veronica Meglio con il procuratore capo Alberto Lari sempre al telefono come fossimo in un thriller, hanno raccolto elementi che parlano un linguaggio ben diverso da quello della mamma.
Manuela Aiello ha lungamente negato ogni addebito, ma tra il dire e il fare – o meglio, tra il suo racconto e le prove – qualcosa si è inceppato parecchio. Le incongruenze hanno dominato la scena e l’interrogatorio di convalida dell’arresto è ormai l’atto successivo più atteso. Nel frattempo, il suo avvocato, Laura Corbetta, ha intrattenuto la sua cliente nella speranza di salvare quel poco che resta di affidabile nella sua difesa.
La storia ha inizio ieri mattina, quando la stessa madre lancia l’allarme al 118. I soccorsi, tra auto medica e ambulanza, affrontano con non poca fatica le strade scoscese di Montenero, ma purtroppo la piccola è già in condizioni critiche. Il primo responso medico parla di arresto cardiocircolatorio, un classico e per certi versi un po’ comodo capro espiatorio per drammi simili. Ma subito scattano i dubbi: gli operatori del 118, sempre diligenti, notano ecchimosi, lividi e strane lesioni sul corpicino della bambina. E qui la versione ufficiale comincia a scricchiolare.
Come giustificazione, la mamma tira fuori la caduta da una scala avvenuta il giorno precedente. Ma una bambina coperta di lividi non è proprio lo spettacolo più rassicurante del mondo, diciamolo. Se la bimba sembrava stare bene, evidentemente i medici avevano bisogno di un’efficacia investigativa un po’ più incisiva di quella disponibilità materna a raccontare una favola convincente.
Come sempre, la tecnologia non mente. Le telecamere lungo la strada di Montenero sono state diligentemente scrutinate e rivelano discrepanze sugli spostamenti della mamma nell’arco delle ultime 24 ore. Segnali che la versione ufficiale del caos divenuto tragedia è molto più narrativa di quanto qualcuno vorrebbe ammettere.
Non dimentichiamo che nell’intricata matassa familiare si inseriscono altri protagonisti, o almeno compari silenziosi: i fratelli della piccola, altri bambini da precedenti relazioni della donna, e un padre che non brilla certo per risvolti edificanti, un individuo ben conosciuto dalle forze dell’ordine. Non proprio il modello ideale di famiglia degno di un film Disney, insomma.
I servizi sociali e familiari, questi silenziosi guardian angel della società, erano già da tempo preoccupati per le condizioni di quei bambini di Bordighera. E dire che la cosa in teoria dovrebbe far giustizia; in pratica apre solo un altro capitolo di quella dispotica ironia che la vita sprezzante adora dispensarci.
In definitiva, la procura e gli investigatori sembrano armarsi di pazienza e determinazione per venire a capo di un rebus che tuttora presenta più incognite che risposte. Nel frattempo i poveri bambini, ora orfani di madre non per un lutto naturale ma per una drammaticità che interroga le coscienze di tutti, vengono presi in carico con assistenza psicologica e affidamento provvisorio.
Insomma, altro che fiaba. Qui si sta consumando un feuilleton di inquietudine, contraddizioni, e drammi nascosti sotto una vernice di normalità che, come al solito, si squarcia quando meno ce lo aspettiamo.



