Una bambina di soli 11 anni ha deciso di sperimentare la caduta libera, precipitando goffamente per ben dieci metri durante una pausa scolastica. Questo piccolo spettacolo acrobatico si è svolto presso l’istituto comprensivo P. Thouar e L. Gonzaga in via Tabacchi, nel cuore di Milano, venerdì mattina. Ovviamente, la giovane talentuosa è stata prontamente soccorsa dal personale sanitario, poi spedita in elicottero (mentre qualcuno sogna i suoi) al Niguarda, dove si è sottoposta a un’operazione d’urgenza per la frattura di tibia, perone e bacino.
Nonostante il numero e la gravità delle lesioni, le sue condizioni sono definite “delicate ma non critiche”, perché ogni tanto la medicina fa miracoli (o forse è solo fortuna, ma a chi interessa?).
Adriana Colloca, la preside, ci tiene a sottolineare con voce suadente il lato positivo:
“È un miracolo che sia viva. Considerando l’altezza dalla quale è volata giù, è andata bene. L’unica cosa che mi conforta è proprio questa.”
A quanto pare, nel momento dell’incidente, fare la dirigente significa essere rinchiusi nel piano terra a chiacchierare con i collaboratori, ignari delle urla provenienti dal cortile. Dopodiché, si esce di corsa, si trova la ragazzina a terra, vigile e cosciente, e si può continuare a farsi venire il mal di testa.
Le autorità locali, anche loro in pieno stile “indagine da bestseller”, stanno facendo accertamenti. Pare che prima del grande salto la piccola abbia lamentato un malessere a una docente, che poi l’aveva seguita per accompagnarla a chiamare casa. Tutto molto rassicurante, finché non si scopre che l’episodio è avvenuto mentre la bambina cercava aiuto… nei servizi igienici.
La versione ufficiale della preside è che la giovane si sarebbe sporta oltre una ringhiera per “guardare qualcosa”. Ma al momento nessuno riesce a decifrare cosa fosse questo misterioso oggetto d’interesse, e naturalmente la conclusione è stata una singolare caduta.
Curiosamente, finora la studentessa non aveva mai dato segnali di problemi né scolastici né comportamentali, perché chi non pensa mai che un salto da 10 metri nella pausa sia una pessima idea?
Il trauma collettivo… o quasi
I compagni di scuola, naturalmente, sono rimasti sconvolti: niente di più normale, vista la scena più da film horror che da merenda sotto il sole milanese. La preside, quasi con senso paterno, ha spiegato di essersi premurata di parlare con gli studenti poco prima dell’uscita.
Ha rassicurato che la loro amica è ricoverata in ospedale, ma che non rischia la vita (per ora). Fondamentale, però, è il prossimo passo: lunedì, infatti, interverrà la psicologa scolastica per valutare se servano “ulteriori interventi”, cioè, immagino, sedute di terapia collettiva anti-trauma.
Insomma, perché lasciarli semplicemente continuare a vivere tranquilli quando puoi aprire una sessione di terapia di gruppo? Giusto per essere sicuri che quei poveri ragazzi elaborino il trauma “insieme”, che, come ben sappiamo, migliora sempre le cose.



