Baden-Württemberg vota Verdi in testa e subito scatta l’allarme rosso per il governo Merz

Baden-Württemberg vota Verdi in testa e subito scatta l’allarme rosso per il governo Merz

Oh, che gioia! I Verdi si aggiudicano una vittoria trionfale, mentre il governo federale guidato dal cancelliere Friedrich Merz, la cui coalizione di popolari e socialdemocratici stava ancora tastando il terreno a maggio 2025, si becca una bella bocciatura. Tutto questo grazie alle elezioni legislative in Baden-Württemberg, la cavia politica della Germania, quel laboratorio dove si sperimenta il futuro… o almeno si prova, con la stessa affidabilità della Sicilia per l’Italia.

Parliamo di un Land sul serio ricco, con un PIL pro capite tra i più alti in Europa, che insieme a Baviera e Bassa Sassonia forma quel triangolo industriale automobilistico, più traballante di un triciclo con la ruota bucata, che pure tiene banco da anni. Qui, il partito dei Verdi – già al governo dal lontano 2011 – si registra al 30,3% dei voti, un piccolissimo calo rispetto al 2021, ma sempre meglio della CDU, che, miracolo, è seconda con un più modesto 29,7% e con un clamoroso balzo in avanti del 5,6% rispetto a cinque anni fa. Insomma, un vero testa a testa, condito da sondaggi che all’ultimo minuto li davano entrambi al 28%. Si vede che l’adrenalina delle urne fa miracoli.

Adesso, il braccio destro ecologista, il candidato a primo ministro Cem Özdemir, può pure incassare il titolo di capo dell’esecutivo, in una coalizione che, sorpresa delle sorprese, manterrà la collaborazione con i popolari, sulla scia dell’attuale governo di Winfried Kretschmann. Dopotutto, Özdemir deve molto proprio allo stile politico del predecessore: quel perfetto mix di pragmatismo e un pizzico di conservatorismo, che per i Verdi è come un’antologia di contorsionismo ideologico.

Va detto che questa corrente “realista” contrasta malissimo con il recente slancio “woke” e idealista della sinistra del partito, quella che sogna intransigenza ambientalista e rivoluzioni culturali a 360 gradi. In pratica, la triade energetica che sostiene rinnovabili, ma allo stesso tempo fa il tifo per una solida industria dell’auto, è il biglietto da visita del governo Kretschmann. Non che serva molto: con colossi come Porsche, Volkswagen, Mercedes-Benz e BMW messi con le spalle al muro da tagli al personale e crisi industriale, il panico stile Detroit in piena Germania è assicurato e orienta gli elettori verso la confortante noia della continuità.

Per carità, il risultato non è da attribuire soltanto al santino politico di Kretschmann, che dal 2011 ha portato i Verdi per la prima volta al governo del Land, prima in coalizione con i socialdemocratici (SPD) e poi con la CDU dall’anno successivo a oggi. La personalità e l’esperienza di Özdemir hanno giocato un ruolo di primissimo piano: nato in Urach da immigrati turchi, ministro dell’Agricoltura e delle Politiche alimentari nell’esecutivo Scholz, uomo pragmatico che va in ufficio in bicicletta ma non rinuncia a difendere una dieta varia – non vegan, grazie tante –, e con un curioso passato da tenente della Riserva vestito in mimetica. Un vero rospo verde che sfugge a ogni cliché.

Perché i Verdi hanno vinto? Evidentemente anche perché l’avversario principale, il popolare Manuel Hagel, era così poco memorabile che avrebbe potuto scambiare la campagna elettorale per una pausa caffè. Immerso nei problemi di notorietà, con un profilo che fa il morto ciondolando e, ciliegina sulla torta, investito dalle polemiche per commenti a una studentessa nel 2018 prontamente riaffiorati come un brutto incubo nello tsunami dello scandalo Epstein, Hagel si è fatto travolgere dal fango prima ancora di cominciare a gareggiare davvero.

La disfatta di Hagel è in realtà una sconfitta più grossa: quella della CDU e, ovviamente, del suo capo Friedrich Merz. In Baden-Württemberg il cancelliere e il suo governo appena nato a guida popolare-socialdemocratica prendono una legnata clamorosa, lanciando non pochi segnali preoccupanti a pochi mesi dalle elezioni di altri Länder come Renania-Palatinato, Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania Anteriore e anche la capitale Berlino.

La ministra del Lavoro e Affari sociali, Bärbel Bas, si è limitata a liquidare così la faccenda:

“Un risultato veramente amaro”.

Nel frattempo, tra le risate ironiche del momento, Alice Weidel e Tino Chrupalla del partito di estrema destra AfD si fregano le mani. Il loro partito ha infatti raggiunto un incredibile 18,7% in Baden-Württemberg, facendo un balzo in avanti di 9 punti e conquistando la terza posizione, subito dietro Verdi e CDU. Non proprio l’esempio della grande moderazione che ci si aspetterebbe nel cuore della Germania occidentale.

Ovviamente, il sostegno crescente al partito “remigratorio” è più radicato nell’Est tedesco, ma è proprio la loro radicalità, sfiorante talvolta il neonazismo, a spaventare anche quegli elettori meno inclini all’ideologia estrema. Prima del voto ci si aspettava un 20% per l’AfD, invece il partito ha perso qualche punto per colpa delle polemiche interne e della sua tendenza sempre più oltranzista. Una bella spada di Damocle.

Da notare che questo non è un fenomeno solo locale. Su scala federale, l’AfD sta perdendo terreno proprio per questi motivi. Ma attenzione: Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore si preparano alle elezioni di settembre con percentuali da capogiro dell’estrema destra, rispettivamente al 39% e 31%. E qui i restanti partiti cercano ancora disperatamente di tenere duro, mantenendo un “muro” anti-AfD che, per ora, sembra non crollare. Almeno fino a ieri, nel magnifico e produttivo Baden-Württemberg.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!