L’anatomopatologa Cristina Cattaneo si è presa l’onore di condurre l’autopsia sul corpo di Abderrahim Mansouri, quel 28enne marocchino caduto in una gloriosa sparatoria a Rogoredo. Sì, proprio quella dove un agente lasciale andare un colpo che ha centrato il giovane alla testa. Niente a che vedere con un film d’azione, questo qui è il realismo amaro della cronaca.
I risultati preliminari dell’autopsia – perché ovviamente la cosa non finisce qui, ci sono ancora i “misteriosi” accertamenti, tra cui una consulenza balistica, che deve decidere chi ha ragione e chi no – raccontano una storia che non è né totalmente a favore della legittima difesa né una piena condanna per omicidio.
Dai dati finora emersi, Mansouri non era di schiena al poliziotto, ma nemmeno si stava guardando frontalmente negli occhi con lui. No, la testa era leggermente girata a sinistra. Ovvero, una posizione abbastanza ambigua che lascia perfettamente il campo aperto a tutte le interpretazioni possibili e immaginabili.
“La testa girata fa pensare che stesse fuggendo”
Ovviamente, nei panni del solito coro che vuole “giustizia”, sono spuntati come funghi gli avvocati di parte civile, Debora Piazza e Marco Romagnoli, che rappresentano la famiglia di Mansouri. Ai microfoni, senza batter ciglio, hanno spiegato che il colpo era diretto, con una traiettoria praticamente parallela al suolo, e che nel momento dell’impatto la testa era girata “fortemente verso sinistra”. Facile dedurre che il giovane fosse intento a scappare, si è lanciato il loro delicatissimo pensiero.
E per concludere questa epica sentenza, hanno aggiunto una profezia davvero spettacolare: “A breve parecchie persone dovranno chiedere scusa alla famiglia di Mansouri Abderrahim”. Già, perché nessuno ha mai sbagliato nessun colpo, basta solo aspettare che qualcuno si prenda finalmente la colpa davanti alla telecamera.
Nel frattempo, si spera solo che gli ulteriori accertamenti portino più chiarezza, ma non puntiamo troppo in alto: tra pareri, consulenze e versi cavillosi, qui la verità sembra più un’opinione soggettiva da bar dello sport che un fatto scientifico.



