Augusto Barbera sbotta contro Gratteri: parole sul referendum degne di una farsa sovversiva

Augusto Barbera sbotta contro Gratteri: parole sul referendum degne di una farsa sovversiva

Nel brillante scenario politico italiano, il procuratore capo di Napoli, Gratteri, si è dilettato in dichiarazioni degne di un applauso… se solo il sarcasmo fosse una medaglia. Non nuovo alle uscite infuocate, stavolta è riuscito a esercitare un’arte sopraffina: dividere la popolazione come se fosse tela per una partita a Risiko, sparando etichette come “indagati”, “massoni” e chi più ne ha più ne metta.

Ecco che arriva il tocco da maestro di Augusto Barbera, un ex presidente della Corte Costituzionale che, tra un ricordo di glorie passate da storico esponente del PCI e un giudizio da giurista con il Sì a cuore, si lancia in un attacco epocale contro il nostro eroe partenopeo.

Barbera non ci gira troppo intorno e definisce le esternazioni di Gratteri come “indecenti” dentro un clima politico già di per sé “avvelenato”. Un’accusa che pare tanto una reprimenda educativa, visto che il procuratore si è lanciato in un comizio improvvisato che farebbe arrossire anche il più sfacciato dei populisti.

In una società dove la politica dovrebbe unire – o almeno provarci –, lui ha deciso di scegliere la squadra dei “noi contro loro” senza neanche offrirci un arbitro neutrale. E non basta: se uno qualunque avesse fatto dichiarazioni del genere, sarebbero state bollate come rozze, inutili e soprattutto politicamente sordide.

Macché! Quando arriva dal procuratore della Repubblica di Napoli, uno che ha contribuito in maniera monumentale nella guerra alla ’Ndrangheta, la delusione è “ai limiti dell’indecenza”, parole che, visto il tono austero, sembrano un elogio funebre dell’etica pubblica.

Dividere per dominare. Una strategia tutta italiana

Insomma, dimenticate l’arte sottile del dibattito democratico: Gratteri ha scelto la via più redditizia per chiacchieroni da bar e talk show. Suddividere il popolo in categorie semplici e immediate, così da non dover spiegare a nessuno la complessità delle cose. Indagati e non, imputati e non, massoni e non. Un catalogo che ricorda più un gioco di società con regole inventate sul momento.

E se qualcuno si fosse azzardato a fare lo stesso, l’avremmo bollato come inopportuno, offensivo e, diciamolo, poco intelligente. Ma quando è il procuratore di Napoli, quello che dovrebbe essere la punta di diamante della legalità, a buttare queste bombe, il tutto si trasforma da scandalo a abitudine inquietante.

Non sorprende nemmeno più di tanto che questa iniezione di veleno sia avvenuta proprio nel momento più delicato di una campagna referendaria cruciale, dove il dialogo e la chiarezza si sarebbero dovuti prendere la scena.

Quando la lotta alla mafia si tinge di ironia amara

Non si vuole sminuire i meriti reali di Gratteri, che non si negano. Ma il fatto che un uomo così impegnato nella lotta alla criminalità organizzata si metta a sparare sentenze politiche al limite dell’eversione mette in luce un cortocircuito politico-istituzionale di rara comicità amara.

Forse sarebbe il caso di ricordare che l’ufficio di un procuratore non è un palco per battute da campagna elettorale né un megafono per consolidare miti o pregiudizi. Ma ovviamente, il significato di “compito istituzionale” in certi ambienti è un optional.

Così si prepara il terreno per una campagna referendaria più infiammata della solita pignatta, con cittadini già stanchi e politicanti pronti ad approfittarne. E tutto questo in nome del bene supremo, si fa per dire, di un dibattito sano e democratico.

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