Augusta Montaruli insiste: vuole guidare Torino e afferma di lavorare per i cittadini, peccato che secondo lei la città sia stufa dei sindaci degli ultimi anni

Augusta Montaruli insiste: vuole guidare Torino e afferma di lavorare per i cittadini, peccato che secondo lei la città sia stufa dei sindaci degli ultimi anni

«Fare il sindaco di Torino? Io continuo a lavorare, come sempre, per il bene dei cittadini. Non vedo alcuna emergenza Airbnb in città: la proprietà privata non deve essere demonizzata». Ecco la raffinata dichiarazione di Augusta Montaruli, 41 anni, deputata di Fratelli d’Italia e torinese doc, che difende strenuamente il diritto quasi sacro dei privati di trasformare casa propria in bed & breakfast per turisti più o meno desiderati. E, ovviamente, lancia il brillocco di una possibile corsa alle prossime comunali. Con quell’aria da chi sa di aver già vinto senza sparare un colpo, ovviamente.

L’assessore Rosatelli ha confessato di non usare Airbnb, ma lei? «Sì, mi è capitato. Non ci vedo nulla di ideologico: è semplicemente una piattaforma», ci regala una perla di saggezza.
Ah, quindi no al fanatismo del no, semplicemente si clicka e si dà ospitalità come se niente fosse. Che filosofia!

Ma secondo la deputata, c’è davvero questa famigerata emergenza degli affitti brevi nelle nostre città? «No, è un fenomeno che va governato, non demonizzato. Serve un approccio equilibrato, che riconosca il valore sacro della proprietà privata, pur nella necessità di una regolamentazione.»
Quindi, tradotto: prima regnava la “giungla” – chi sia mai il Tarzan degli affitti brevi rimane un mistero – e ora, con loro al governo, la situazione si sta “regolamentando gradualmente”. Ovvero non si fa quasi nulla ma suona meglio detto così.

A proposito di “regolamentazione”, il governo ha di recente impugnato la legge della Regione Toscana che provava a dare un minimo di ordine a questo mondo caotico di affitti brevi. Qualcuno sa spiegare il perché? «Serve un equilibrio tra il rispetto della proprietà privata e l’utilizzo che se ne fa. Ci sono persone che hanno scelto di investire i propri risparmi nel mattone, ed è giusto tutelarle.»
Come dire: se hai messo i soldi in un appartamento, devi poterci fare quel che ti pare, anche se così si rischia di trasformare i quartieri in ghost town per residenti veri.

E i comuni? Saranno mai autorizzati a mettere qualche fastidiosa restrizione nei centri storici? «Devono rispettare la proprietà privata, qualunque idea balzana per aggredirla è contro la costituzione.»
A quanto pare il concetto di “bene comune” è solo un vezzo da dimenticare, quando si discute di affitti brevi.

Niente “zone rosse” per bloccare l’invasione di Airbnb? La risposta arriva pronta, quasi da manuale: «Ne esiste già una ampia che allontana il turismo e in cui i cittadini stessi temono di andare a vivere o, se già ci abitano, convivono con numerosi disagi.»
Insomma, i quartieri rossi sembrerebbero quelli dove il turismo è stato rimpiazzato da «numerosi disagi» per i poveri residenti, ma niente paura, non servono altre restrizioni. Meglio lasciare che il mattone sia regno incontrastato di padroni indiscussi.

È facile suggerire una maggiore presenza della polizia locale, magari in via Feletto, come se bastasse un po’ di pattuglia qua e là per risolvere miracolosamente tutti i problemi. Peccato che, come al solito, il vero problema sia ben altro e nessuno voglia ammetterlo.

Quale sarebbe, vi chiederete? Le case utilizzate per attività illecite e quei fantasmi che affittano immobili senza nemmeno registrarsi. L’area Nord di Torino sembra l’Eldorado di queste operazioni, con la proprietà privata trasformata in un labirinto di paraventi per ogni genere di illiceità. Il risultato? Degrado, insicurezza e una sensazione d’impotenza diffusa.

Ma allora, cosa si propone per mettere una pezza a questa situazione da film noir? Da ben due anni si chiedono censimenti degli occupanti, un’operazione semplice quanto apparentemente irrealizzabile perché gli amministratori, quelli veri, sembrano più assenti di una pausa caffè durante un’assemblea infinita. Intanto, i cittadini rispettosi delle regole restano incatenati a debiti, case fatiscenti e appartamenti privi di qualsivoglia dignità abitativa. Se mai parlare di politiche abitative deve partire proprio da qui, almeno i turisti, forse, si accorgerebbero che non esiste solo la grafica cartolina ma anche la realtà vera.

E la solita ossessione per Airbnb? Sono forse i canoni alle stelle a far aumentare gli annunci? La classe media cerca ancora una sistemazione a prezzi umani, ma invano.

Guardate un po’: il problema non è la scarsità di affitti economici, ma che quelli disponibili si trovano in zone dove vivere è un calvario quotidiano. Il Comune dovrebbe proprio iniziare da lì, rendendo quelle aree – come l’aria Nord a due passi dal Municipio – accessibili e vivibili, ma evidentemente è preferibile fingere che esista solo la zona benestante, lasciando che periferie così vicine eppure così distanti rimanessero isolate nel degrado.

Nel mitico Quadrilatero, stando a ricerche del Politecnico, si concentra il 10% di tutti gli annunci Airbnb. La trasformazione dei negozi in camere ad affitto breve sembra più un sintomo di crisi economica che una scelta oculata.

E cosa ci dicono a riguardo? La verità è che il commercio muore a causa di una mancanza di strumenti efficaci per affrontare problemi reali come gli inquilini morosi. Se i locali diventano appartamenti, non è colpa dei proprietari, ma delle innumerevoli politici fallimentari succedutesi negli anni che hanno svenduto interi quartieri al peggior offerente.

Parliamo degli alloggi vuoti, altra manna dal cielo nel mondo delle ipocrisie torinesi. Decine di migliaia di case abbandonate che, guarda caso, nessuno ha pensato bene di utilizzare per chi è disperatamente in cerca di un tetto. Sì, quella proposta tutta chiacchiere dei “Vuoti a rendere” sembra più una trovata per inseguire l’ala più radical-chic della sinistra, frustrata dalla realtà.

Gli investitori immobiliari, ormai demonizzati come se fossero i colpevoli di un disastro politico-sociale, sembrano l’unica vera ricchezza di un paese dove gli speculatori finanziari hanno già fatto abbastanza danni. Ma poi, se un proprietario mantiene una casa vuota nel rispetto delle leggi, perché dovrebbe essere additato? Un pizzico di buon senso suggerirebbe di facilitare piuttosto l’affitto di questi immobili, ma questo significherebbe prendersi la briga di fare qualcosa di concreto.

E poi arriva la classica domanda fatidica: “Si occuperà di tutto questo da sindaca di Torino?” Risposta piccata, giustamente: nessuna presunzione, perché la politica è un gioco di squadra, di coalizioni e di compromessi – o almeno dovrebbe essere. La realtà è che si lavora duramente, senza proclami da campagna elettorale, per il bene della città.

Ammette anche che Torino ha bisogno di un sindaco che si distingua dai buffoni degli ultimi anni, quelli 5 Stelle prima e Pd ora. La ciliegina finale? Un augurio ironico che Dio ce la mandi buona e tenga lontana un’eventuale unione di questi due mostri di incompetenza.

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