Ovviamente l’ha fatto di proposito. Ha messo il piede sull’acceleratore come un pilota di Formula 1 in crisi, travolgendo ciclisti come fossero birilli in una serata di bowling. Non una, non due, ma ben tre volte in poche ore. Troppo “casuale” per essere incidenti normali, e quindi una donna di 48 anni è finita direttamente in manette con l’accusa di tentato omicidio plurimo. Complimenti per la lucidità.
La signora ha scelto un pomeriggio di venerdì a Vigevano, provincia di Pavia, per prestarsi a questa brillante performance criminale. Il primo capitolo si è consumato in corso Milano, nel tardo pomeriggio: un urto con lo specchietto che per miracolo non ha causato danni gravi a una ragazza. Che fortuna, vero?
Pochi minuti di pausa e voilà, arriva il secondo atto, in corso Cavour, poco dopo le 20. Un uomo viene investito con conseguenze tutt’altro che drammatiche: solo una contusione a una mano. Mettiamola così, è l’aperitivo.
Ma la vera ciliegina sulla torta arriva subito dopo: in viale Petrarca la nostra eroina travolge un ciclista di 49 anni. Stavolta la faccenda si fa seria; il malcapitato viene rianimato e intubato sul posto, prima di essere portato d’urgenza all’ospedale Policlinico San Matteo di Pavia. Un’aggiunta “soft” al suo curriculum criminale, che però le vale il meritato arresto.
La donna, evidentemente in preda a uno squilibrio emotivo più che evidente, decide con una mossa degna dei migliori thriller psicologici di presentarsi spontaneamente in questura. Immagino avesse un buon motivo per farlo, tipo magari non rispondere più agli squilli di telefono dell’avvocato.
Quando gli agenti si rendono conto che quella signora è proprio la “pirata della strada” protagonista dei tre incidenti, scatta l’arresto per tentato omicidio volontario plurimo. Decisamente un modo poco convenzionale per passare un venerdì sera.
Una storia di alti livelli di responsabilità
Sembra proprio che qualche cosa sia andata totalmente storta nella gestione della macchina delle responsabilità civili e penali. Se una persona può permettersi di seminare il panico in città senza farsi fermare subito dopo il primo o il secondo “avviso”, allora il sistema è da rivedere.
Chi, se non la nostra eroina a quattro ruote, dovrebbe fermarsi e capire di aver appena trasformato una città tranquilla in un circuito pericoloso? Nemmeno la minima esitazione, complice forse un cocktail di follia e totale mancanza di senso civico. Peccato che i ciclisti non fossero soft-dummies, ma persone vere che adesso pagheranno caro l’inconcepibile scarso rispetto per la vita altrui.
Le conseguenze di un gesto insensato
Il risultato è una storia che fa riflettere poco, visto che sembra più il copione di un film horror low budget. Ma guarda un po’, la giustizia interviene quando ormai si è superata ogni soglia di tolleranza.
In teoria, individui così dovrebbero finire dietro le sbarre subito e, chissà, magari riflettere sul perché hanno deciso di trasformarsi in una minaccia pubblica ambulante. Nel concreto, si vede invece spesso tanta tolleranza quando si dovrebbe invece usare il pugno di ferro. Complimenti a chi ha permesso il ripetersi di questi incidenti in così poco tempo.
La prossima volta che qualcuno si lamenterà della lentezza della giustizia o della sicurezza sulle strade di Vigevano, potrà citare questa storia come uno splendido esempio di cosa succede quando l’imprudenza incontra la totale mancanza di buon senso e le istituzioni fanno finta di niente, almeno per qualche minuto di troppo.



