Armatore greco si diverte a sfidare l’apocalisse mandando cinque petroliere a spasso

Armatore greco si diverte a sfidare l’apocalisse mandando cinque petroliere a spasso

Nel mezzo del dramma internazionale scatenato dal teatro di guerra in Medio Oriente, lo Stretto di Hormuz, quel minuscolo passaggio marittimo di poche decine di chilometri, si riafferma come il cuore pulsante e nevralgico del commercio energetico globale. Da lì passa un’enorme quantità di petrolio diretto verso Asia, Europa e Stati Uniti, ma con l’escalation delle tensioni e la minaccia di attacchi imminenti, la maggior parte delle compagnie di navigazione evita accuratamente di far transitare le proprie petroliere da queste acque insidiose. Risultato? Il prezzo del petrolio si attesta in zona cento dollari al barile. Nulla di nuovo sotto il sole, ma abbastanza per farsi venire il mal di testa.

Nel bel mezzo di questo caos, spicca la mossa dell’armatore greco George Prokopiou, 79 anni e proprietario di Dynacom Tankers, una compagnia di trasporto marittimo che sembra avere un filo di coraggio (o follia) in più. Negli ultimi giorni, il magnate ha deciso di far passare almeno cinque delle sue navi proprio attraverso lo Stretto di Hormuz, nonostante il rischio crescente di colpi di scena da copione bellico. Il Wall Street Journal si è lasciato andare a un “bella mossa” definendola una delle azioni più temerarie nella carriera dell’armatore. Una delle sue petroliere, la Shenlong, avrebbe già completato la traversata dopo aver caricato petrolio nel Golfo Persico, mentre i dati di localizzazione di Bloomberg mostrano che l’imbarcazione, carica di greggio saudita, navigava cullata dalle onde al largo dell’India, probabilmente diretta ai mercati asiatici. E qui ci chiediamo: incoscienza o calcolo del rischio?

Gli stupori di un corridoio pericolante

Il panorama in cui si muove la flotta di Dynacom è tra i più ostili dell’ultimo decennio. Da quando la guerra ha sferrato il suo primo pugno, moltissimi operatori del trasporto marittimo hanno pensato bene di ridurre o addirittura sospendere le traversate in questa regione bollente, temendo che navi e equipaggi possano diventare bersagli o, più semplicemente, ostaggi. La tensione con l’Iran, che ovviamente controlla una delle due sponde dello stretto, ha trasformato una zona strategica in un potenziale campo di battaglia e diverse petroliere hanno già subito attacchi, tanto da convincere il gigante danese della logistica Maersk a mettere in pausa il passaggio delle sue navi per non perdere tempo (o peggio, equipaggio).

Per “mitigare” questi pericoli, molte petroliere si danno da fare con tattiche da film di spionaggio: secondo alcune indiscrezioni dal mondo marittimo greco, certi equipaggi disattivano i sistemi di localizzazione per non farsi beccare così facilmente, in una gara a nascondino molto pericolosa e, diciamolo, ipocrita. Tra questi gesti “eroici” di invisibilità, la linea di demarcazione tra sicurezza e sciocchezza è più sottile del filo di un rasoio.

Per vivere una giornata tranquilla sulle acque più pericolose del pianeta, nulla di meglio che una bella scorta armata a bordo per proteggere i ponti delle navi durante il transito. Eh sì, perché il mare non basta più: serve il brivido aggiuntivo di un potenziale conflitto a portata di mano.

Nel frattempo, il clima di incertezza sullo sfondo internazionale si manifesta subito sulle tasche di chi deve spostare merci nel modo più tradizionale possibile, ossia per mare. Le tariffe per le petroliere in partenza dal Golfo Persico raggiungono cifre da capogiro. Secondo l’agenzia Argus, il noleggio quotidiano di una VLCC – una fra le petroliera più grandi e ingombranti del globo – che si avventura oltralpe passando dallo Stretto di Hormuz in direzione Cina può schizzare fino a circa 500.000 dollari al giorno. E questo escludendo i premi assicurativi extra, perché è chiaro che un po’ di copertura contro rischi bellici non guasta se stai girando in una zona da bollino rosso.

Ecco allora il colpo di scena degno di un romanzo d’avventura: Prokopiou, detto anche “il miliardario bucaniere”, si tuffa in questa bolgia con uno stile tutto suo. La scelta, caotica e potenzialmente da incubo, potrebbe però rivelarsi una miniera d’oro per il magnate. È noto che il Financial Times lo immortala con questo epiteto, non solo per la sua smisurata fortuna ma anche per l’ardimento con cui naviga nel mondo degli affari.

Prokopiou è una presenza fissa nel panorama economico greco e non solo, soprattutto grazie ai suoi importanti investimenti immobiliari, che gli hanno fatto guadagnare il titolo autoironico di “re del real estate”. Sempre ritratto col suo immancabile cappellino da baseball, il capitano dello shipping agisce con una strategia a dir poco aggressiva, scegliendo proprio quelle rotte pericolose che molti altri capitani evitano come la peste.

Prezzi del petrolio su, tensioni geopolitiche a manetta

La guerra in Iran e il conseguente salto del prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile hanno scatenato un gran valzer tra i paesi del G7. Tra riunioni su Zoom e dichiarazioni studiate a tavolino, si discute del rilascio delle scorte strategiche, una carta che, a sentire i benpensanti di turno, sarebbe ancora troppo presto da giocare.

Insomma, mentre il mondo guarda con un occhio alle bollette che schizzano e con l’altro all’instabilità politica, i grandi protagonisti remano, o meglio navigano, controcorrente. Se la crisi aggiunge fragore ai già turbolenti mari del petrolio, c’è chi – con un sorriso a 32 denti – decide che è il momento giusto per investire. Gladiatore o incosciente? Ai posteri l’ardua sentenza.

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