Animazione in festa col Ministero della Cultura: 5 milioni a pioggia tra contributi miracolosi e tax credit da sogno al 35%

Animazione in festa col Ministero della Cultura: 5 milioni a pioggia tra contributi miracolosi e tax credit da sogno al 35%

Ah, che sorpresa. Nel corso della solita conferenza annuale, intitolata con l’altisonante nome di “Governance e futuro dell’animazione italiana” e tenutasi a Roma presso Anica, è stato annunciato l’ennesimo regalo da parte dell’apparato statale: 5 milioni di euro destinati ai contributi selettivi per le opere di animazione. Come se non bastasse, arriva anche una mirabolante aliquota di tax credit al 35%, roba da far invidia a qualunque altro settore audiovisual. Un’attenzione particolare, dicono, giustificata dalle “peculiari modalità” di finanziamento e produzione del settore — perché ovviamente i produttori di animazione sono i soli a dover essere coccolati dallo Stato con cifre così generose.

Il tutto, ovviamente, è stato accolto con gioia dai produttori, che tra un brindisi e l’altro si sono lisciati la barba ringraziando l’illuminato Ministero della Cultura per questo gesto di clemenza. Nel mentre, il direttore di Rai Kids, il signor Roberto Genovesi, ha avuto l’onore di ribadire l’impegno della Rai nella gloriosa missione di rendere l’animazione italiana “più competitiva a livello internazionale”. Insomma, nulla di più concreto di parole vagamente ottimistiche e di qualche dichiarazione di facciata, perché il vero potere lo esercita il solito meccanismo di finanziamenti e tax credit.

La ciliegina sulla torta è arrivata dall’Onorevole Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, che ha sempre la brillante idea di ricordarci quanto sia importante il comparto animazione per l’industria, la tecnologia e la cultura, specialmente “per le nuove generazioni”. Peccato che di queste dichiarazioni altisonanti non si veda ancora traccia concreta sul campo se non in dichiarazioni scontate e premi che sembrano più una mancia elettorale che un vero sostegno strutturale.

Il gran rimpasto di Cartoon Italia

Ma non finisce qui. Sempre in questa giornata di sottile nostalgia per i bei tempi andati, l’assemblea dei soci di Cartoon Italia – che, ricordiamo, rappresenta le aziende italiane di produzione di animazione ed è parte integrante di Anica – ha proceduto con la rituale elezione del nuovo Consiglio Direttivo. Alla presidenza è stato incoronato Maurizio Forestieri, che con spirito da condottiero ha dichiarato durante il suo insediamento:

Maurizio Forestieri said:

«Confido nel lavoro di squadra. Il periodo è complesso, con cambiamenti importanti sia sul piano legislativo sia nel sistema Rai. Credo che, con responsabilità e coesione, sapremo affrontare questa fase e rafforzare il ruolo dell’animazione italiana.»

Sì, cara presidenza, il mantra della “responsabilità” e della “coesione” è sempre quello più comodo da agitare come un sacro Graal, mentre intorno tutto frana e si contano i tagli. Un po’ come aspettarsi che la luna cada dal cielo senza fare nulla se non pregare. Completiamo la squadra con le figure di Vicepresidenti Anne-Sophie Vanhollebeke e Alessandra Principini, e non meno importanti consiglieri vari che come una vera e propria congrega da salotto promettono mari e monti.

Un settore in trasformazione o in delirio collettivo?

Il rinnovamento delle cariche associative e il generoso stanziamento del Ministero della Cultura avvengono in un periodo che i più ottimisti chiamano “profonda trasformazione” del mercato audiovisivo, quell’eccezionale terra di mezza via dove si scontrano evoluzioni normative, riassetti del servizio pubblico e proiezioni internazionali tanto agognate quanto, apparentemente, ancora lontanissime.

Il nuovo Consiglio Direttivo, senza perdere tempo, ha già in agenda un programma di lavoro che promette (come al solito) di consolidare il dialogo istituzionale, rafforzare la filiera produttiva e aumentare la competitività italiana nei mercati nazionali e oltreoceano. Tradotto: tanto polverone, qualche tavolo di discussione e molti sorrisi in conferenza, con poche garanzie che tutto questo si traduca in risultati tangibili.

Insomma, mentre le parole si inseguono in un vortice di buonismo e autocelebrazioni, restano i numeri, gli esigui fondi stanziati e quell’aria squisitamente italiana di voler fare tanto, senza davvero smuovere nulla di consistente. Ma si sa, l’animazione italiana è troppo preziosa per lasciarla allo sbaraglio… anche se con questi presupposti, il futuro promette di essere più decorativo che effettivamente rivoluzionario.

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