Nei giorni scorsi il ragazzino di appena dieci anni è stato accolto dalla famiglia materna, evitando per fortuna l’ennesima alternativa degna di un romanzo gotico: un triste e freddo inserimento in una casa famiglia. D’altronde, strapparlo ai suoi unici punti di riferimento rimasti – nonni e zia – sarebbe stata la ciliegina sulla torta in questo lunedì nero della sua giovane vita. In poco tempo, ha dovuto metabolizzare la morte violenta della madre, l’arresto del padre e, ciliegina avvelenata sulla torta, il suicidio dei nonni paterni, travolti dall’infame tsunami di odio social-mediatico scatenato dopo il fatto.
I poveri Pasquale Carlomagno e Maria Messenio sono stati trovati impiccati nel garage della loro abitazione, sempre a Anguillara Sabazia. Un copione già visto: la tragedia che si complica con il dramma collettivo, e un’accanita gogna digitale da manuale.
Carlo Mastropaolo, avvocato della sorella di Federica Torzullo, ha commentato con una freddezza misurata: la famiglia è “scossa” ma mantiene le forze per proteggere questo bambino, la cui esistenza è stata violentemente stravolta in pochi giorni. Davvero commovente, se non fosse tutto così assurdo e tragico insieme.
Il vero movente? La “insopportabile” separazione e una fantomatica amante
Ma che cosa ha spinto il signor Claudio Carlomagno al gesto estremo? Perbacco, non il solito movente economico o passionale: «il vero movente va ricercato» nell’incapacità di accettare la separazione – parola magica che in questi casi fa più paura di mille “perché” – e, ciliegina sulla torta, nel fatto che il marito abbia scoperto la relazione extraconiugale della moglie pochi giorni prima del delitto.
Stefania, legale della sorella di Federica, si è sbilanciata ai cronisti senza troppi giri di parole. Insomma, una storia d’amore naufragata immersa in una bufera emotiva che, a quanto pare, è riuscita a trasformare un uomo in un mostro.
Per quanto riguarda le indiscrezioni sull’11 gennaio come data di un incontro dal giudice relativo alla separazione, notizia circolata con la rapidità di un gossip da salotto, il legale ha sentenziato che non c’era nessuna udienza né ricorso in quell’epoca. Si trattava di una separazione consensuale, gestita con la dovuta “serietà”, che escludeva totalmente, e categoricamente, la possibilità che il bambino potesse essere portato via al padre. Chef’s kiss.
Insomma, in questa tragedia familiare abbiamo tutto: delitti passionale-familiari, suicidi in serie, una famiglia “scossa” ma tenace e una burocrazia che si occupa di tutelare il piccolo come se fosse l’ultimo tesoro rimasto dopo un naufragio. Quindi, anche se la vita ha già stravolto quella del ragazzino, almeno la legge e il buon senso cercano di fare la loro parte. O almeno così ci dicono.



