Ambiente green e soldi facili nei comuni reatini? La nuova farsa del rilancio locale

Ambiente green e soldi facili nei comuni reatini? La nuova farsa del rilancio locale

I comuni del cratere sismico si candidano a essere il manifesto vivente delle contraddizioni italiane: un territorio afflitto da fragilità storiche sin da tempo immemore, esasperate poi dal terremoto del 2016. Ma non temete, perché qui sprizza pure una scintilla di potenzialità, quella cosa che si dice inespressa, forse perché nessuno ha ancora capito bene come sfruttarla.

Le sfide che attendono questa zona? Nulla di troppo innovativo: reinventare un modello di rigenerazione che unisca la sostenibilità ambientale (ovvero far finta di salvare il pianeta mentre si ricostruisce), un pizzico di inclusione sociale (perché si sa, accogliere è bello, ma pagare anche) e un’attrattività economica degna di nota. Ovviamente, mentre si provano queste acrobazie, le iniziative di ricostruzione arrancano, con tempi lunghissimi e una burocrazia che farebbe impallidire anche Kafka.

Un cratere tra speranze e realtà burocratiche

Ci sarebbe da chiedersi se tutto questo caos rigenerativo sia un progetto ambizioso o solo l’ennesima promessa da campagna elettorale, perché tra fondi che arrivano a rilento, cantieri eterni e piani che cambiano più spesso di un outfit in passerella, la popolazione locale è ormai abituata a un eterno déjà-vu.

La tanto osannata sostenibilità ambientale si scontra con l’urgenza di riparare danni che, ormai, pesano più che un macigno: gli abitanti assistono impotenti mentre la natura riprende il sopravvento su quello che una volta era abitato, e il concetto di “rigenerazione” sembra più un miracolo che un piano concreto.

Inclusione sociale o semplicemente un giro di parole?

Parliamo poi di inclusione sociale, tema delicato che si perde nel labirinto di promesse non mantenute e iniziative lasciate a metà. Sarà forse che le priorità restano ben altre, o che le risorse sono così poche da doverle concentrare solo sulle facce più visibili? In ogni caso, la sensazione è che l’inclusione sia usata più come parolina magica da ribadire in conferenze stampa che come obiettivo reale e tangibile.

Insomma, in questa zona la parola “inclusione” va letta con un pizzico di scetticismo. Il vero divario non è quello tra chi è dentro e chi è fuori, ma tra chi scrive i piani e chi vive l’incubo di veder crollare casa propria un’altra volta, o peggio, di restare abbandonato a se stesso.

Attrattività economica: il miraggio che non arriva

L’attrattività economica dovrebbe essere la ciliegina sulla torta del progetto di rigenerazione. Peccato che quella torta abbia il sapore di un dolce bruciato: investimenti che sbucano come funghi dopo la pioggia ma che evaporeranno velocemente, mancanza di infrastrutture e servizi, e un mercato del lavoro che non può reggere l’urto di una zona ancora ferita e poco valorizzata.

Nel frattempo, le aziende e i giovani talenti se ne vanno dove c’è più lavoro, più prospettive, più futuro. Ma si sa, l’ottimismo è gratis e quindi continuiamo a parlare di piani e strategie come se bastasse un bel powerpoint per rigenerare davvero il cratere sismico.

Tra profezie di rinascita e realtà di crolli ancora evidenti

Concludendo, il cratere sismico rappresenta un microcosmo tutto italiano: da un lato un territorio afflitto da problemi vecchi e nuovi, dall’altro la solita retorica di rinascita passe-partout che nasconde troppi punti interrogativi. La fragilità non è un problema soltanto del territorio, ma anche di chi dovrebbe governarlo, pianificarlo e dargli finalmente una nuova vita.

In questo scenario, speriamo solo che la prossima scossa non sia quella della realtà, capace finalmente di smascherare l’ennesima pantomima di chi usa la parola “rigenerazione” come un trucco di prestigio, destinato a svanire davanti agli occhi di chi ha perso tutto, tranne proprio quella sana dose di scetticismo.

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