Che sorpresa! Amazon lancia la sua nuovissima “cloud sovrana” in Europa, una trovata geniale per mantenere il monopolio tecnologico e far finta di rispettare le normative sempre più asfissianti. Come se il fatto che i giganti americani dettino legge sui dati europei non fosse già abbastanza rassicurante.
Il concetto di “cloud sovrano” sarebbe, a detta loro, una nuvola di dati che resta, ovviamente, rigorosamente confinata entro i confini giurisdizionali europei. Niente fuga di dati, niente occhi indiscreti oltreoceano, insomma un paradiso digitale dall’aria talmente pulita da fare invidia a qualsiasi discorso politico sull’autonomia. E tutto questo mentre l’UE incalza con regolamenti più severi per frenare l’onnipotenza delle Big Tech.
Amazon Web Services (AWS) ha deciso di piazzare la sua nuvola sovrana in Germania, a Brandenburg. Una scelta ovviamente non casuale, se non altro perché così si può vantare una separazione “fisica e logica” dalle altre regioni AWS disseminate per il globo.
La trovata geniale? Un nuovo “super genitore”, ossia una holding europea creata ad hoc, tutta gestita da cittadini UE, per vegliare sulla nuvola e farci credere che la sovranità sia davvero cosa seria e non un esercizio di facciata. A guidare l’operazione c’è Stéphane Israël, mentre il maestro delle vendite per la zona (Germania e Europa Centrale), Stefan Hoechbauer, si becca la carica di amministratore delegato. E perché non aggiungere un bel comitato consultivo, con ben cinque membri, di cui una buona fetta è interna ad Amazon? Com’è che si dice… controllo dal basso? Vabbè, fate voi.
A sentir loro, la cloud sovrana non dipenderebbe da infrastrutture non europee e potrebbe pure funzionare in caso di interruzioni comunicative col resto del mondo. E come ciliegina sulla torta, in situazioni estreme alcuni “autorizzati dipendenti AWS residenti in UE” avranno accesso indipendente a una copia del codice sorgente indispensabile per… beh, mantenere viva la favola digitale.
Il miraggio della sovranità digitale in Europa
Da qualche anno a questa parte, i politici e i regolatori europei hanno iniziato a farsi prendere un po’ dal panico davanti all’incombente dominio dei colossi americani, soprattutto quando si parla di infrastrutture critiche su cui si basa gran parte dell’economia digitale. Ma nonostante le belle parole e i tentativi di stimolare le aziende nostrane, il mercato cloud europeo è saldamente in mano a tre nomi: AWS, Microsoft e Google, che insieme si spartiscono il 70% del giro d’affari.
Nel frattempo, mentre Amazon sfodera il suo cloud sovrano, la stessa Unione Europea non perde occasione per ficcare il naso e lanciare indagini. Sotto la lente, le piattaforme di cloud computing di Amazon e Microsoft, accusate di accumulare troppo potere e controllo secondo il famigerato Digital Markets Act (DMA), un regolamento pensato proprio per calmierare le ambizioni sfrenate delle Big Tech.
Ma tranquilli, Amazon ha il portafoglio bello gonfio: ha annunciato un investimento da capogiro, ben 7,8 miliardi di euro da qui al 2040 per espandere il suo glorioso AWS European Sovereign Cloud. E non si ferma qui: pronti ad allargare i confini digitali, ombelico d’Europa alla mano, anche in Belgio, Paesi Bassi e Portogallo.
In sostanza, una maschera perfetta di sovranità digitale progettata per rassicurare chi vuole sentirsi protetto, mentre la realtà continua a essere quella di un gigante americano che decide come, dove e quando gestire i dati europei. Ma tutto è così “logic” e “fisically separated” che non si può proprio dubitare… o forse sì?



