Benvenuti all’ennesimo capolavoro di marketing politico: un evento di arti marziali miste organizzato niente meno che dal presidente Donald Trump. Perché, si sa, nulla dice “gestione presidenziale” come una rissa a suon di colpi sul prato della Casa Bianca. I guerrieri MMA sono già passati dalla pesatura, pronti a mostrare al mondo quanto possa diventare spettacolare la politica con un po’ di sangue e adrenalina sparsi sull’erba di Washington.
Il tutto avrà luogo in una struttura temporanea tanto “imponente” da essere stata battezzata con il nome iper-tecnologico di “The Claw”, posizionata strategicamente sul prato sud. Una scenografia così, solo per far capire che sì, anche il prato della Casa Bianca può trasformarsi in un octagon per combattimenti da titolo.
La card – perché chiamarla solo “evento” sarebbe troppo banale – vede ben due incontri per la cintura, di cui uno è addirittura per il titolo ad interim: inutilizzabile, insomma, almeno quanto certe promesse politiche. Il protagonista dell’evento principale è il campione dei pesi leggeri e numero uno della classifica UFC, Ilia Topuria, che ritorna dopo una pausa quasi cosmica di quasi un anno. Una lunga assenza degna della politica americana, dove gli eroi vanno e vengono a loro piacimento.
Il suo avversario? Nientemeno che il campione ad interim e idolo d’oltreoceano, Justin Gaethje. Un classico scontro da Oscar, o almeno così dicono i fan imbambolati davanti al ring.
Nel frattempo, a fare gli onori di casa in un secondo incontro da sogno per il titolo dei pesi massimi, ci saranno Ciryl Gane e Alex Pereira, pronti a dimostrarci che anche a colpi di pugno si possono creare alleanze – o almeno così sperano i produttori di questo circo.
Un mix di sport, politica e show… a costo zero?
La genialata di montare una struttura temporanea sul prato della Casa Bianca lascia parecchio spazio a riflessioni profonde, soprattutto sulle priorità di un’amministrazione apparentemente più dedita al ringing politico che a quello reale. Una mossa che lascia intendere come l’entertainment sia diventato la linfa vitale del progetto presidenziale, ancor prima della politica o della gestione reale degli impegni.
E mentre i riflettori illuminano i muscoli e le arene, qualcuno dovrebbe ricordare che la Casa Bianca è prima di tutto un simbolo politico, non un’arena sportiva. Ma forse, di fronte al teatrino costante delle Washington battles, l’unica differenza è che questa volta si combatte davvero, almeno dentro l’ottagono.
Se il messaggio è “loser stays out”, allora benvenuti nell’era in cui lo sport è il vero decision maker e la diplomazia è relegata al ruolo di spettatrice annoiata. Viva il Wrestling presidenziale, quindi. Che importanza ha l’amministrazione del Paese, se puoi organizzare un evento che unisce tutte le follie in un unico, leggendario, combattimento?



