Oh, il magico mondo dell’industria aeronautica, dove le previsioni sono così precise che qualche volta si azzeccano, ma spesso no, e dove le cifre di consegna degli aerei sembrano più il risultato di un gioco d’azzardo che di una strategia solida. Airbus, il gigante europeo, ha annunciato che prevede di consegnare 870 aerei commerciali nel 2026, appena sotto le sognanti aspettative degli analisti, che si aspettavano circa 880. Evidentemente, per la precisione irraggiungibile di certe previsioni, possiamo ringraziare la realtà.
Nel frattempo, la pressione su Airbus si fa sentire perché il suo eterno rivale americano, Boeing, mostra segnali di risveglio dopo un lungo letargo di crisi multiple. Un po’ come un fenicottero zoppo che torna a danzare in pista, dopo anni a farsi beffe di clienti esasperati e investitori col magone. E a giudicare dall’umore degli analisti, come Ian Douglas-Pennant dell’UBS, la fiducia in Airbus è precipitata in picchiata da inizio anno.
Ian Douglas-Pennant ha commentato proprio prima del report annuale:
“Se da una parte riconosciamo i motivi del cambiamento di sentiment e ora stimiamo 880 consegne nel 2026 rispetto alle 905 precedenti, dall’altra vediamo rischi che puntano al rialzo nei risultati del quarto trimestre.”
In pratica, una previsione che ammette il suo stesso fallimento nel prevedere correttamente. Nel 2023 Airbus ha consegnato 793 aerei, superando di pochissimo il suo traguardo rivisto di 790. Ma chi si lamenta davvero delle differenze cosmiche di sette aerei? Beh, la compagnia ha ridimensionato il target iniziale da 820 per un problema di “qualità” dei pannelli fusoliera nell’A320, roba da non credere in un mondo che pretende perfezione.
Gli analisti di Barclays hanno liquidato la questione come un “temporaneo intoppo esecutivo” e hanno garantito che la “crescita a lungo termine” resta intatta. Un’affermazione tanto rassicurante quanto vaga, come se dipendesse solo da un colpo di bacchetta magica per risolvere problemi di produzione.
Airbus, che fino a poco tempo fa galoppava su una forte onda positiva approfittando dei guai di Boeing con il suo 737 Max, ora si ritrova ad affrontare una brusca sterzata. Naturalmente, chi si trova in crisi non può non guardare con un pizzico di schadenfreude. Ma attenzione, non è ancora detta l’ultima parola.
Boeing dà segnali di vita e prova a riprendersi
Le consegne sono una variabile di peso perché i costruttori incassano la maggior parte del pagamento proprio quando consegnano l’aereo al cliente. Nel 2025, Airbus ha consegnato ben 193 aerei in più rispetto a Boeing, ma indovinate un po’? Per la prima volta dal 2018, Boeing ha raccolto più ordini. Una notizia che ha fatto sobbalzare qualche analista, come se il mondo si stesse capovolgendo sotto i nostri piedi.
Kelly Ortberg, il neocorso CEO di Boeing, nominato nel 2024 proprio per tirare l’azienda fuori dal pantano, si mostra ottimista e parla di un aumento imminente nella produzione. Dopo aver presentato un quarto trimestre con ricavi migliori delle aspettative di Wall Street, Ortberg può finalmente sperare di trasformare le lamentele in applausi.
Ma l’ostacolo non è mica sparito: sia Airbus che Boeing si stanno ancora grattando la testa a causa del gigantesco ingorgo negli ordini, complici le catene di approvvigionamento spezzate dalla pandemia.
Ah, e a gennaio 2026? Boeing ha fatto 46 consegne e 103 nuovi ordini netti, mentre Airbus si accontentava di 19 consegne e 49 ordini netti – quasi un trionfo da rincorsa disperata. Ma non illudetevi troppo perché il mese di gennaio di per sé non è un termometro affidabile di performance annuali (anche se 19 consegne sono comunque parecchio basse).
UBS ha chiarito in una nota ai clienti:
“Anche se gennaio non è mai un indicatore storico preciso dei tassi di produzione annuale, 19 consegne a gennaio 2026 sono decisamente inferiori alle 25 dello stesso mese del 2025.”
E Barclays ha rincarato la dose:
“Data la storica lentezza all’inizio dell’anno, non si può trarre molto da questa tendenza, se non che il profilo di consegna previsto per il 2026 probabilmente sarà di nuovo caricato verso la fine dell’anno.”
Il mercato sembra premiare questa inversione di tendenza: le azioni di Boeing nell’ultimo anno hanno battuto quelle di Airbus. Nel quarto trimestre 2025, Airbus ha messo a segno un EBIT rettificato di 2,98 miliardi di euro (sopra i 2,87 previsti), ma i ricavi di 25,98 miliardi sono rimasti un po’ sotto le attese di 26,5 miliardi.
Per l’intero anno, l’utile operativo rettificato si è fermato a 7,13 miliardi con un fatturato di 73,4 miliardi. E il futuro? Airbus vede un EBIT rettificato intorno ai 7,5 miliardi e un flusso di cassa libero, prima dei finanziamenti clienti, di circa 4,5 miliardi nel 2026, puntando sempre a consegnare quel roboante numero di 870 aerei commerciali.
Quindi il mondo continua a girare e le battaglie tra questi titani dello sky-show non smettono mai di regalarci illusioni, brutte sorprese e qualche sporadico colpo di scena degno di nota. E noi, spettatori paganti, restiamo a contemplare quel meraviglioso e triste spettacolo chiamato industria aeronautica globale.



